
Diverse aziende del trasporto pubblico, Atm inclusa, sono a corto di personale
Milano, 26 marzo 2025 – Stipendi troppo bassi rispetto al carovita, turni che fanno male alla salute e non facilitano la conciliazione tra vita e lavoro, aumento delle aggressioni, scarso coinvolgimento nella vita dell’impresa e voglia di dimissioni.
Questi i temi emersi dalla ricerca condotta dalla Fit-Cisl, attraverso il centro studi BiblioLavoro, tra i lavoratori delle aziende lombarde del trasporto pubblico e della logistica, ricerca presentata ieri durante il 13esimo congresso del sindacato.
Le cifre
L’indagine ha coinvolto oltre 1.500 iscritti al sindacato, per il 69% macchinisti dei treni regionali o delle metropolitane e conducenti di bus, per il 19,6% addetti della logistica, per il 6,2% lavoratori del comparto aereo e per il 5,2% dei servizi ambientali. Otto su dieci sono uomini, il 5% stranieri. L’età media è di 45 anni. Il 14,4% ha una laurea, tra l’85,6% di non laureati l’82,5% ha un diploma di scuola superiore.
La maggioranza lavora in una impresa con più di 250 dipendenti (87,4%), con partecipazione pubblica (67,7%). Quasi tutti hanno un contratto full time, ma il 18% delle donne è part time a fronte del 2% degli uomini. Più di un terzo ha un’anzianità aziendale superiore a 20 anni. Il 60,8% degli intervistati opera su turni.
Pochi soldi
Il primo problema è quello dello stipendio. La retribuzione netta media mensile per chi lavora full time è di 1.874 euro. Il 56,2% si dichiara “poco o per niente soddisfatto” della remunerazione, soprattutto se raffrontata all’alto costo della vita nella regione e nel milanese. Le donne guadagnano il 7,6% in meno degli uomini, gli stranieri l’11,1% in meno degli italiani, i laureati il 3,4% in più dei non laureati.
Altro tema critico è la conciliazione vita-lavoro. Quattro intervistati su dieci hanno figli minorenni e il 24% si occupa di genitori o famigliari non autosufficienti. Il 63,6% è insoddisfatto dell’equilibrio fra vita e lavoro. A pesare sono gli orari: i turnisti sono per il 60% più insoddisfatti dei non turnisti. A considerare insostenibili i turni è il 31,4% degli intervistati, tra i turnisti il disagio è più marcato anche per quanto riguarda la motivazione e la crescita professionale. C’è poca soddisfazione. Il clima aziendale non aiuta: il 63,9% non lo ritiene stimolante e il 61,5% lamenta la scarsa coerenza fra il proprio inquadramento contrattuale e le mansioni svolte. Il 55,8% non è motivato a svolgere la propria attività quotidiana. Il 74,2% non si sente coinvolto nelle decisioni che riguardano il proprio lavoro. Ancora, 8 lavoratori su 10 non escludono le dimissioni.
Le richieste
Per il 69,6% del campione la situazione potrebbe migliorare aumentando la retribuzione, per il 55,8% favorendo un migliore equilibrio vita-lavoro. Per il 56,3% il sindacato potrebbe far di più per tutelare salute e sicurezza: preoccupa l’aumento delle aggressioni.
“I risultati – commenta il segretario generale della Fit Cisl Lombardia, Marco Ceriani – segnalano un diffuso disagio fra i lavoratori e le lavoratrici. Voglio evidenziare tre criticità forti. La prima è lo stipendio: il 56% si dichiara insoddisfatto, una situazione inaccettabile, soprattutto in una regione come la Lombardia, e in un’area come il milanese, dove il costo della vita è tra i più alti d’Italia. La seconda, evidenziata dalle richieste di impegno rivolte al sindacato, è la crescente preoccupazione per le aggressioni. La terza è il problema degli orari. Non possiamo ignorare questa realtà: il lavoro su turni, essenziale per garantire la continuità dei servizi, non può più essere pagato con l’usura psicofisica di chi lo svolge”.