
La scritta “Niko” di fianco al cancello d’ingresso dello stabile Aler di via Ricciarelli 24
Milano – 9 luglio 2024, gli agenti della Volante Genova dell’Upg incrociano tre giovani nordafricani e decidono di controllarli. Non hanno i documenti, ma autorizzano i poliziotti a cercarne copia nei cellulari. Su uno degli smartphone, c’è una foto scattata alle 22.01 del 3 luglio: ritrae il quadrante di un orologio Cartier Pasha e compare in una chat Whatsapp con l’utenza di tale “Niko”. A chi appartiene? È abitualmente utilizzata da Cristina Florea alias “Olivia”, ventisettenne romena con precedenti per furto, invasione di edifici e truffa sul reddito di cittadinanza. Vive in un appartamento occupato in zona San Siro insieme al compagno connazionale di 32 anni David Florin Tanase.
Inizia così l’indagine “sistemica” della Squadra mobile, che riuscirà a collegare una raffica di furti con strappo e rapine (25 tra luglio e dicembre) alla centrale della ricettazione attiva giorno e notte nella scala B dello stabile Aler di via Ricciarelli 24. Un’indagine che si è conclusa all’alba di ieri con l’esecuzione di 50 provvedimenti cautelari. Gli specialisti dell’Antirapine, guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia e dal funzionario Michele Scarola, hanno fermato 32 maggiorenni su disposizione dell’aggiunta Bruna Albertini e della pm Rosaria Stagnaro e arrestato 18 minorenni in esecuzione dell’ordinanza firmata dalla gip Nicoletta Cremona su richiesta della pm Chiara De Iorio. Al di là della coppia Tanase-Florea, dei parenti di lei (padre, madre, sorella e zia) e di un ventunenne libico che avrebbe fatto da trait d’union (con la fidanzata diciassettenne) tra “operativi” e riciclatori di oro e preziosi, in cella sono finiti 41 componenti di batterie di predoni di strada, tutti di origini egiziane o marocchine, che avrebbero messo a segno decine di raid alle fermate del metrò (la verde e la lilla le linee più bersagliate) e nei luoghi abitualmente frequentati dal popolo della movida, a cominciare dalla zona che ruota attorno alla stazione Garibaldi e allo skyline di piazza Gae Aulenti.
Stando a quanto emerso, la fase due dei blitz violenti prevedeva un passaggio obbligato in via Ricciarelli: gli scippatori, indirizzati dalla scritta “Niko” di fianco al cancello d’ingresso, si recavano a casa di “Mamma Romania” (così veniva chiamata Florea nelle intercettazioni), consegnavano i preziosi e ne uscivano dopo pochi minuti con i contanti da spartirsi. Quel tesoro, però, non restava in Italia, ma era destinato alla Romania per essere fuso e venduto. Come ci arrivava? Basti come esempio ciò che è accaduto lo scorso 9 settembre. Alle 14.29, i segugi della Mobile captano una conversazione tra Tanase e Florea: i due parlano di un imminente rientro in patria, formalmente per andare a un matrimonio.
In realtà, c’è qualcos’altro sotto: vogliono sfruttare il viaggio “per un ulteriore trasporto di monili d’oro”. Un piano certificato da una videochiamata della donna con la sorella minore: “Li ho riempiti tutti d’oro, anche i bambini”, facendo riferimento a quattro minorenni (il più piccolo aveva 6 anni all’epoca). La famiglia si muove su due macchine verso Orio al Serio: lì li attende un volo Wizz Air diretto a Craiova con decollo previsto alle 21. Durante il tragitto, Tanase riceve la telefonata di un “cliente”: gli dice che sta partendo e lo invita a “fare tanto” in sua assenza, “così quando arrivo ti lascio 10-20mila euro”. Su quell’aereo, lui e il resto della comitiva non ci saliranno mai: un controllo ad hoc smaschera lo stratagemma e consente di sequestrare 61 gioielli rubati (alcuni danneggiati) e 15mila euro.
Qualcosa passa, però: monili per 2.300 grammi di oro erano nascosti nei calzini dei genitori di “Mamma Romania”; il resto ha superato il confine in auto, celato nel reggiseno di un’altra parente. La ventisettenne si rammarica: se fosse andato tutto liscio, sarebbe stato il trasporto più ingente della carriera di “spalloni” via aria. Florea pensa a una contromisura – spostarsi su Malpensa – e consiglia alla madre di conservare una pietra nera che somiglia a un occhio, appena staccata da un anello: “È contro il malocchio”.