
Testimonia l’ex assessora: Ciacci fu scelto da Sala, altri profili inadeguati
Milano – Marco Ciacci, che prese il posto di Antonio Barbato alla guida della polizia locale di Milano, "fu scelto direttamente da Giuseppe Sala", anche perché "per la tempistica con cui dovevamo muoverci l’ipotesi che condivisi con il sindaco era quella di avere una figura già pronta, capace e operativa". La commissione, in precedenza, aveva valutato infatti come "non adeguati" altri profili. Carmela Rozza, attuale consigliera regionale del Pd, ha ricostruito in aula le fasi concitate dell’estate 2017, quando Barbato fu destinato ad altro incarico dopo le polemiche per essere finito in alcune intercettazioni nell’ambito di un’inchiesta dell’Antimafia. All’epoca Rozza era assessora alla Sicurezza nella Giunta Sala e per sostituire Barbato la scelta del sindaco cadde su Ciacci, che entrò quindi in servizio come nuovo comandante dei ghisa in distacco dalla polizia di Stato.
Rozza è stata convocata in aula dalla giudice Sofia Fioretta per testimoniare nell’ambito di un processo che vede Barbato imputato per diffamazione, scaturito da una querela presentata nel 2021 dal Comune dopo alcune esternazioni dell’ex comandante e articoli giornalistici sul caso. Palazzo Marino aveva contestato la tesi dello "scambio di favori" tra Sala e la Procura sulla nomina di Ciacci, definendola in una nota come "totalmente fantasiosa, infondata e pretestuosa, quindi diffamatoria".
La vicenda, in quel periodo, era tornata alla ribalta dopo un servizio della trasmissione Le Iene e le conseguenti richieste delle opposizioni al Comune di fare chiarezza. Dalla querela è scaturito un nuovo processo a carico di Barbato (attuale numero uno dei vigili di Melegnano), che lo scorso gennaio è stato condannato dalla Corte d’Appello a due anni e due mesi per falso in atto pubblico, senza l’interdizione dai pubblici uffici, per l’affidamento di un appalto di filmati sulla sicurezza stradale. Ieri è stato ascoltato come testimone anche Igor Iezzi, parlamentare della Lega ed ex consigliere comunale, che in passato aveva presentato interrogazioni sul caso Barbato-Ciacci.
"Avevo chiesto lumi al ministero della Funzione pubblica in merito all’assunzione di Ciacci – ha spiegato in aula – fatta a chiamata diretta da parte del sindaco, a Milano erano stati sollevati dubbi sulla correttezza". All’epoca era ministra Fabiana Dadone, del M5s. "Rispose sostenendo che l’assunzione era stata fatta secondo le norme che regolano i trasferimenti da un’amministrazione pubblica all’altra – ha ricordato Iezzi – ma a mio avviso, data la delicatezza dell’incarico, non si poteva risolvere con un semplice trasferimento".