di Simona Ballatore
"Non solo buone maniere": il titolo. E non è solo una visita al museo, né una lezione frontale, ma un progetto che unisce pedagogia, arte, teatro, educazione alle relazioni e alle emozioni. Capofila è il Museo Bagatti Valsecchi che con il Cpp, centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, e il sostegno di Fondazione Cariplo, ha applicato il metodo maieutico di Daniele Novara, progettando percorsi animati insieme alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano e coinvolgendo le prime dieci classi pilota. "Si creano situazioni stimolo - spiega il pedagogista Novara -. Non è una fruizione passiva, il museo diventa ambiente di sorpresa, attiva domande. Può essere un prototipo a livello europeo: usciamo dalla frontalità scolastica, il museo diventa generativo e c’è una permeabilità della scuola col territorio. Una scuola non più ripiegata e cristallizzata su se stessa. Siamo seduti su una montagna d’arte, storia e archeologia: non sprechiamola".
Il progetto è stato scritto da Lucia Pini, conservatrice del museo per vent’anni, e da Elena Passerini, formatrice del Cpp, e realizzato dall’attuale conservatore Antonio D’Amico. "Abbiamo iniziato a progettare in pandemia - racconta Passerini - per ’uscire’ dalle scuole, creando qualcosa di innovativo. Abbiamo elaborato il tema delle buone maniere, dello stare in relazione, scrivendo un primo canovaccio e creando ruoli". C’erano il giustiziere, l’artigiano dalle mani d’oro, il cacciatore di fake news. La Scuola del Piccolo Teatro ha scelto quattro ruoli e ieri gli allievi Caterina Sanvi e Joshua Isaiah Maduro, diretti da Diana Manea, sono entrati nei panni della Dama, del Cavaliere, della Morte e di Giuseppe Bagatti Valsecchi, attivando il pensiero magico nei più piccoli. "Una facilitatrice ha accompagnato le classi a entrare in relazione con i personaggi - continua Passerini -. I bambini diventano protagonisti dell’esplorazione e con situazioni stimolo si affrontano temi importanti, a volte ancora tabù nelle scuole". C’è la dama che vuol fuggire dal matrimonio combinato e dagli stereotipi di genere. Si distingue la guerra dal conflitto. Il progetto proseguirà con schede didattiche, video che arricchiranno le visite e corsi di formazione. "Il tema pedagogico non deve essere solo sulle spalle degli insegnanti, deve attivare il territorio", spiega Passerini. "Questo progetto integra l’offerta didattica del museo - conclude il referente, Stefano Saponaro -. Ci ha coinvolto il lavoro con gli allievi. Grazie all’interazione si crea una sorta di mondo magico che si fissa nel ricordo dei ragazzi: partecipano alla visita del museo, che è fatto non solo di nozioni ma di emozioni".