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Ariel e Kfir Bibas i due bimbi israeliani i cui resti sono stati restituiti da Hamas
Niente illuminazione arancione a Palazzo Marino in segno di vicinanza a Israele dopo la restituzione della salme dei due bambini israeliani Ariel e Kfir da parte di Hamas. La Brigata ebraica di Milano e l’Associazione milanese Pro Israele giovedì hanno lanciato un appello al sindaco Giuseppe Sala per dare un segnale visivo pro-Israele sulla facciata della sede del Comune.
Ma il primo cittadino, rispondendo ieri mattina alla Bam all’appello, gela i proponenti: "Non credo che lo faremo. Ci sarebbero moltissimi motivi per continuare a illuminare il Comune. Direi che il problema è tenere posizioni politiche". Una doccia fredda per le associazioni pro-Israele. Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, commenta così le dichiarazioni del numero uno di Palazzo Marino: "Sono dispiaciuto della decisione del sindaco. Credo che rapire bambini, ucciderli, e fare commercio dei loro cadaveri sia qualcosa di mai visto, e che meriterebbe una attenzione speciale, oltre che una condanna nettissima. Anche i primi casi di attentatori suicidi non fecero troppo scalpore, e poi divennero “normali”. Per questo la nostra società ha il dovere di ribellarsi a tutto questo anche con gesti straordinari".
Dopo il "no" del primo cittadino alle luci arancioni in Comune, scende in campo anche Davide Blei, delegato alla comunicazione del Consiglio della Comunità ebraica di Milano. Le sue parole nei confronti del sindaco non sono tenere: "La sua ambiguità non ha fine. Avevo più e più volte consigliato di interrompere i rapporti con Sala, adducendo il motivo che lui deve essere il sindaco di tutti e non solo di una parte". Non è la prima volta che si registra tensione tra il sindaco e la Comunità ebraica milanese dopo lo scoppio del conflitto israelo-palestinese.