
Il cardinale Tolentino de Mendonça
Milano, 2 aprile 2025 – Il cardinale José Tolentino de Mendonça, teologo, poeta. Il Papa l’ha scelto, il 26 settembre 2022, come prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione. Ha fatto tappa, nei giorni scorsi, a Milano – in un clima di rinnovata felicità per il rientro del Papa in Santa Marta – in quello scrigno di tesori e bellezza che è la Pinacoteca Ambrosiana, dove ha affrontato il tema del valore universale della cultura.
Cardinale de Mendonça, da dove ripartire? Lei parla spesso di fiducia.
“La fiducia è quella energia di amore che ci permette di poter essere in ogni momento, persone complete. Senza fiducia reciproca sia nella storia personale sia nella storia collettiva non riusciamo ad essere persone piene, ma neanche società equilibrate, dove il dialogo e l’incontro siano realmente praticabili”.
E infatti paiono tempi contrassegnati da chiusure, mancanza di dialogo che portano a ostilità e conflitti. Gli scenari di geopolitica preoccupano.
“La fiducia è un bisogno umano di prima necessità che si traduce in una capacità di guardare l’altro con una giusta, e sana curiosità. Penso che nella contemporaneità sia necessaria la condivisione di una fiducia, di uno sguardo verso l’altro, capace come dice Papa Francesco, di una vera accoglienza. È nell’accoglienza del diverso che la nostra umanità si arricchisce. Non possiamo essere la società dell’uno, del due, ossia che sceglie solo quell’altro che ci conferma, ma abbiamo bisogno di creare società che includa il terzo, di chi offre un altro punto di vista, portare di altre eredità”.
E la speranza?
“Noi siamo ’pellegrini della speranza’ come dice il Papa, non è solo un’aspettativa, è qualcosa di più grande. Le aspettative sono punti di interesse personale che hanno la loro importanza ma non sono sufficienti. Abbiamo bisogno di una speranza che possa mostrarci, rivelarci, quanto la vita sia più grande di noi, basata nel dono, nella reciprocità, nella circolarità e non tanto nelle conquiste personali”.
Quanto la poesia, le arti, possono aiutare a “disarmare la parola” come dice il Papa nel suo appello lanciato dal Gemelli?
“La poesia è la parola disarmata, senza difese. Solo le mani vere scrivono poesie vere; quella verità della quale parlava Paul Celan è la verità dell’uomo che disarma il suo cuore e il suo sguardo, ed è capace di accogliere la novità dell’altro. Che vede il mondo in stato di parto non di crepuscolo. La cultura ci umanizza, ci rende consapevoli della nostra vocazione e missione come essere umani. Ci dà, inoltre, la consapevolezza della nostra incompletezza, della nostra sete, della nostra inquietudine. Fa di ogni essere umano un ricercatore della verità dell’assoluto, del bene, della bellezza, offrendoci le risorse, gli strumenti per agire”.
Il Papa ha espresso il desiderio che la poesia salga in cattedra.
“Un’idea eccellente, va incontro ad un bisogno di una società che sta subendo veloci e grandi cambiamenti, in un’età nuova della storia. La poesia è onorare la forza espressiva della parola. Non solo come linguaggio ma come esperienza dell’umano, specchio, traduzione di quella profondità di senso che, nel profondo del cuore, ogni essere umano trasporta. La poesia è quella capacità di dire quello che non riusciamo a dire normalmente usando un linguaggio simbolico, che alla fine traduce l’universalità dell’esperienza umana. L’arte poetica aiuta a coltivare l’arte dell’ascolto, dell’attenzione, dell’ospitalità, tutti sinonimi della parola poesia”.
Oggi non abbiamo un Pasolini, forse abbiamo solo cattivi maestri...
“Non penso che sia, questo, un tempo senza maestri. Forse dobbiamo avere la generosità e l’umiltà di individuare i maestri inattesi, o i maestri presenti nella nostra vita che di solito ci costa fatica riconoscere. Alle volte, in alcune vite, manca un padre, ma in ogni vita riuscita c’è sempre la figura di un insegnante, di un maestro che lascia una conferma di amore, di vita. Penso che anche nel nostro tempo, che pure sembra un deserto di voci, ci siano tanti maestri, voci forse più silenziose ma che dobbiamo valorizzare”.
I giovani paiono molto disorientati anche dai comportamenti degli adulti.
“Sono la nostra migliore risorsa, sono la vita in stato di speranza pura. La nostra società dovrebbe ascoltarli di più, hanno tanto da dire. Sono stato a Gorizia, capitale europea della Cultura, dove ho potuto incontrare tanti studenti. È stato educativo, per me, ascoltare la loro visione del mondo”.