
Quattromila manifestanti a Milano contro guerra e Ddl Sicurezza. Proteste pacifiche con slogan e striscioni.
MILANOL’attenzione delle forze dell’ordine era tutta sul corteo pro Palestina, che riuniva la "Rete Milano antifascista antirazzista meticcia e solidale" in corteo di protesta contro la guerra e il Ddl Sicurezza. E il numero c’era, quattromila persone tra attivisti pro Palestina, collettivi studenteschi, centri sociali e sindacati di base nelle vie accanto alla piazza Scala.
Prima dell’inizio della manifestazione una ventina di attivisti del centro sociale il Cantiere hanno inscenato un flashmob srotolando sulla strada un tappeto rosso sul quale hanno versato sacchi di letame sopra ai quali hanno posizionato cartonati con i volti della premier Giorgia Meloni, di Ignazio La Russa, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, del ministri Matteo Salvini e Alessandro Giuli.
Il corteo è poi proseguito senza grandi momenti di tensione, solo slogan contro guerra e “ddl sicurezza”. Partiti da porta Venezia, pochi minuti dopo le 15.30 i quattromila manifestanti hanno raggiunto largo Cairoli. Solo intorno alle 17.30 in via Santa Margherita, a pochi metri di distanza da piazza Scala, un gruppo di manifestanti - tenuti a distanza da transenne e forze di polizia - ha acceso fumogeni e qualche petardo. Gli attivisti si sono avvicinati nascosti dietro uno striscione. Hanno spinto due transenne tentando di avvicinarsi alla zona rossa della piazza, senza riuscirci.
Tanti gli striscioni e gli slogan: "No allo stato di polizia, no al ddl 1660" a "Resistiamo a guerra e ddl sicurezza, Palestina libera". Srotolato lungo corso Venezia un lungo striscione arcobaleno con la scritta "Pace".
In piazza Duomo c’è stato qualche altro momento di tensione. Davanti agli uffici comunali dell’anagrafe di via Larga alcuni manifestanti hanno poi acceso dei fumogeni rossi ed esposto uno striscione con scritto "Basta sfratti e caro affitti. Case per tutti".
Per la prima volta davanti al Piermarini in cui, dalle 17 in poi, entrano i vip non ci sono state proteste, solo, in lontananza, l’eco di qualche botto, a ricordare che la Prima resta l’occasione di avere una “piazza“.
Anna Giorgi