
Paolo Lo Giudice, 57 anni, denunciato dalla polizia (NewPress)
Milano, 1 febbraio 2019 - Il Bed and Breakfast abusivo era aperto da circa un anno, con nove posti letto a 150-200 euro al mese. Il via vai era continuo, l'ostello era utilizzato da ragazzi e ragazze appena arrivati in città per lavoro o per motivi di studio. A gestire la struttura, totalmente sconosciuta e per di più ricavata all'interno di due appartamenti Aler vuoti e lastrati, ci pensava l'imbianchino disoccupato di 57 anni Paolo Lo Giudice, che aveva sfondato il muro che divide il suo alloggio da quello di fianco e ne aveva ricavato la porta d'ingresso all'area B&B.
La curiosa scoperta è stata fatta l'altro ieri in un edificio Aler di piazzale Gabriele Rosa, a due passi da piazzale Corvetto: il 57enne è stato denunciato dalla polizia per occupazione abusiva. A richiedere l'intervento degli agenti del commissariato Mecenate sono stati i tecnici dell'azienda per l'edilizia residenziale, a loro volta allertati da alcuni inquilini del palazzo, insospettiti dal via vai di persone. Arrivati sul posto, i poliziotti hanno verificato che Lo Giudice aveva praticato un buco nel muro che divide la sua abitazione (occupata regolarmente) da quella di fianco, lastrata da Aler perché sfitta e quindi soggetta a continui tentativi di occupazione illegale. In sostanza, il 57enne aveva ricavato nell'alloggio confinante un vero e proprio dormitorio con nove posti letto. Rintracciato dal Giorno, Lo Giudice ha ammesso candidamente: «Chiedevo soldi per le spese, la doccia che facevano a casa mia, l'elettricità. Un prezzo bassissimo: 150 euro al mese».
Lo incrociamo sulle scale. Si affaccia dall’alto, sentendo che qualcuno chiede di lui. E si presenta subito: «Sono Paolo. Sì, ho fatto entrare io delle persone negli appartamenti di fianco». Paolo Lo Giudice, 57 anni, inquilino regolare di una casa Aler in piazzale Gabriele Rosa 9 al Corvetto, è stato denunciato dalla polizia mercoledì per aver occupato abusivamente due alloggi sfitti trasformandoli in “bed and breakfast” illegale. Due appartamenti confinanti col suo, al terzo piano di una palazzina del caseggiato. Per passare da una parte all’altra, aveva creato squarci nei muri. Ora, sul pianerottolo spuntano calce e cazzuola. Spalanca la porta di casa e invita a entrare mostrando un varco chiuso per metà, tra il suo appartamento e quello accanto.
Come mai c’è ancora un’apertura abusiva?
«La polizia ha già fatto smantellare tutto, non ci sono più persone né letti né altro nei due alloggi accanto al mio. Io ora sto ricoprendo il buco, a poco a poco. Per questo il mio corridoio è pieno di mattoni: mi hanno lasciato 48 ore di tempo per rimettere tutto a posto. Ho tempo fino a domani (oggi per chi legge, ndr). Nella vita ho imparato a fare tutto, anche il muratore, e quindi ora sistemo tutto da solo. Stavo giusto uscendo a comprare materiale per andare avanti nell’opera. Mi spiace che qualcuno abbia segnalato la situazione ad Aler, che è intervenuta con la polizia: ora torneremo punto e a capo...».
Cioè?
«Vede le lastre sulle porte degli alloggi sfitti? Estranei le spaccavano in continuazione per occupare i locali. Li vedevo arrivare con gli attrezzi da scasso, molti sono andati via grazie a me. E qui girava droga, c’erano facce poco raccomandabili. Allora io per evitare tutto questo ho rotto le pareti, in modo da poter controllare meglio gli altri appartamenti e scongiurare intrusioni. Ho iniziato facendo ‘la guardia’. Poi ho conosciuto ragazze che cercavano un posto letto a prezzi abbordabili, allora ho pensato di ospitarle qui, dato che lo spazio c’era... Chiedevo soldi per le spese, la doccia che facevano a casa mia, elettricità. Un prezzo bassissimo: 150 euro al mese».
Quante persone ha ospitato?
«Non più di due o tre».
E da quanto tempo andava avanti?
«Da un anno circa. Io vivo qui da dieci. I viavai e le intrusioni, ripeto, erano diventati un incubo, non ce la facevo più. E dopo aver spaccato i muri ho capito che potevo crearmi un lavoro».
È disoccupato?
«Sì. Sono diplomato in ragioneria e per anni ho lavorato come imbianchino. Poi i clienti hanno cominciato a scarseggiare e mi sono ritrovato senza nulla. Con questa attività riuscivo a sopravvivere: mi son creato un lavoro e nello stesso tempo aiutavo persone che arrivavano da fuori Milano e non potevano permettersi un posto letto a prezzi di mercato».
Ma l’attività era abusiva...
«Lo so. Ma perché Aler non assegna gli alloggi? Sono convinto che tra pochissimo qualcuno tenterà nuovamente di occuparli».
Adesso che farà? Chiederà il reddito di cittadinanza?
«Sì, non saprei che altro fare. Devo anche mettermi in regola con i pagamenti arretrati degli affitti».