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Natale 2020 Covid, Galli: "Mi preoccupano grandi spostamenti da Nord a Sud"

L'infettivologo del Sacco: "Il ritorno di tanta gente che vive fuori casa per lavoro o per studio è un problema. Anche qui, se si può, prudenza"

Massimo Galli

Milano, 10 dicembre 2020 - Nelle feste segnate dall'emergenza Covid-19 il nodo cruciale l'obiettivo resta quello di evitare gli errori della scorsa estate, cercando di non innescare dinamiche che possano portare nelle prossime settimane a una nuova esplosione dei contagi. Secondo Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e docente all'università Statale cittadina, "un problema più serio" rispetto al dibattito sul divieto di spostamenti fra Comuni nei giorni clou delle feste natalizie, una questione "su cui mi avventuro sapendo che sarebbe meglio non farlo: è il problema dei grandi spostamenti Nord-Sud", come pure dei ritorni dall'estero perché "anche noi siamo il Sud di qualcosa".

Sul fatto che possa o meno avere ripercussioni sull'andamento dell'epidemia di Covid-19, "chi vivrà vedrà. Ma come non lo è stata a marzo, non sarà una buona cosa neanche adesso e su questo - è convinto - c'è poco da avere dubbi".  "Il ritorno di tanta gente che vive fuori casa per lavoro o per studio", secondo lo specialista dunque "è un problema. Anche qui, se si può, prudenza", invita Galli. Quanto allo stop imposto agli spostamenti anche fra Comuni nei giorni del 25 e 26 dicembre e del 1 gennaio, "mi rendo perfettamente conto - osserva l'esperto - che a molti possa dare fastidio e non illegittimamente". Per diverse ragioni a cominciare dal fatto che, in effetti, "se ad esempio mi muovo da un estremo all'altro di Milano facilmente faccio più chilometri di quanti ne farei spostandomi fra Comuni distanti poche centinaia di metri" o attaccatti senza soluzione di continuità.  Ma per Galli "la domanda è: come si può fare a decidere eventuali deroghe o eccezioni? Su che base? Non è compito mio, però se lo fosse io su due piedi non saprei come fare", perché "ogni criterio rischierebbe di essere arbitrario". Insomma, "forse sarebbe meglio che le persone assumessero quella che è l'indicazione importante: a Natale stiamo a casa - ha spiegato il medico - perché quella in cui ci troviamo non è una situazione che ci permette di condurre le danze come le abbiamo sempre condotte". Una terza ondata di Covid-19 dopo le feste di Natale e Capodanno "non l'ha necessariamente ordinata il dottore", quindi va fatto il possibile per scongiurarla. Ma "se non prendiamo tutte le necessarie precauzioni, e non continuiamo a mantenerle, non posso che accodarmi alle posizioni già espresse da alcuni miei illustri colleghi e dire che la ripresa della malattia a gennaio è un fatto quasi scontato".