
Dalla grande cucina al Blue Note: "Il mio futuro? Il rock e un film"
Grateful Dead, che passione. "Nel mio mondo tutto comincia e finisce tra le corde della chitarra di Jerry Garcia" ammette Joe Bastianich, sempre meno “restaurant man” e sempre più musicista, come sottolinea il concerto (sold out) di questa sera al Blue Note con Gennaro Porcelli, abituale chitarrista di Edoardo Bennato, intitolato “American beauty” proprio come l’album-capolavoro dei Dead. Esperienza che la coppia affronta accompagnata da Enrico Cecconi alla batteria, Renato Marcianò al basso e Paolo “Pewee” Durante al piano e all’Hammond. Garcia e i Dead per me rimangono un riferimento importantissimo".
Neppure il tempo di pubblicare l’ep “Silverado” che già se ne torna sulle scene con un altro progetto.
"Questo con Gennaro per me è un’aggiunta. Si tratta, infatti, di uno spettacolo teatrale a cui stiamo ancora lavorando, ma sono bastate le prime prove per farci dire che era una cosa troppo ‘figa’ per non portarla subito al pubblico in forma di concerto".
Con Gennaro dove vi siete incontrati?"
"Ovviamente a Napoli, al Conservatorio San Pietro a Majella".
La sua anima è più country, mentre quella di Gennaro un po’ più blues.
"Vero, ma sono riuscito a tirarlo un po’ dalla mia parte".
Cosa avete preparato per il pubblico del Blue Note?
"Alcuni inediti più standard come ‘Hard to handle’ di Otis Redding, ‘Call me the breeze’ di JJ Cale o ‘Going down’ di Freddie King".
Tornerà ad esibirsi coi compagni di strada abituali de La Terza Classe?
"Yes. Il 15 novembre suoniamo per la prima volta a New York e lo facciamo su un palco famoso, quello del City Winery. Giusto il prologo del tour con cui attraverseremo poi gli States a febbraio.
Come riesce a conciliare la passione per la musica con la gestione dei suoi ristoranti?
"A quella pensa mia sorella Tanya. Penso di aver lavorato abbastanza nel campo della ristorazione, ora voglio fare altre cose".
Ad esempio?
"Innanzitutto, voglio fare teatro. E ‘American beauty’ rappresenta un primo passo in quella direzione. Voglio pure dirigere il film che sto scrivendo". Racconta, attraverso la storia della mia famiglia, l’immigrazione istriana nell’America del Dopoguerra. Nel mio parcheggio dei sogni, comunque, c’è pure una rock opera".
Andrea Spinelli