
Alessia Pifferi, la madre fermata per omicidio
Milano - Si trova in carcere per ver lasciato morire di stenti la figlia Diana, abbandonata per una settimana in casa da sola, ma sarebbero in molti a non voler lasciare sola Alessia Pifferi, la 36enne madre accusata di omicidio. Già, perché sono in tanti che a quanto pare cercano di offrirle un sostegno, anche economico. Arrivano messaggi da recapitarle tramite l’avvocato Solange Marchignoli, richieste di chi spera di poterla aiutare in qualche modo, inviandole soldi o altri beni (scarpe o vestiti) in carcere.
Al momento Alessia Pifferi è in totale isolamento: "Si chiede perché è così sola, perché ha solo noi due avvocati - ha detto l’altro legale, Luca D’Auria -. Non ha mai più sentito nessuno, e questo la addolora molto. Mi ha parlato della mamma, del compagno". Entrambi però le hanno chiuso le porte in faccia: la prima l’ha definita "un mostro" e ha detto di non volerla più vedere. L’ormai ex compagno non ha risparmiato la donna neanche negli interrogatori e non ha mai più cercato la donna.
Adesso "la signora indossa sempre la stessa maglietta dal giorno dell’arresto. Non riesce a cambiarsi, è controllata 24 ore su 24, anche quando è nei luoghi più privati della cella e questo la sta distruggendo. Oggi l’ho trovata realmente sofferente. Sta ripensando a quello che è accaduto, ma ha bisogno di persone".
Intanto, sul fronte dell’inchiesta giudiziaria, a settembre si terranno con la formula dell’incidente probatorio gli accertamenti che la procura ha disposto sul biberon e sul resto del materiale sequestrato nell’ambito delle indagini. Il gip, dovrà convocare le parti, formulare il quesito e nominare un suo perito, mentre accusa e difesa dovranno nominare i rispettivi consulenti.