
Elvis Tusha, 29 anni, è un esperto di IA generativa e divulgatore È stato tra i primi a testare ChatGpt
Milano – Tra mille esperimenti ha costruito pure il primo telegiornale “fake“ - totalmente creato dall’intelligenza artificiale - dichiarandolo esplicitamente, dalla sigla ai titoli di coda. Al centro una gara di meme tra un finto Sinner e un finto Djokovic, entrambi generati dall’IA. L’obiettivo? “Mostrare quanto sia semplice creare notizie false, per mettere in guardia”. “Quel genio del male” di Elvis Tusha - come lo definisce ironicamente un’altrettanto finta Cesara Buonamici nel Tg “fake“ - ha 29 anni, è cresciuto a Milano e - dopo l’esordio come Tik Toker - oggi è consulente e divulgatore specializzato in Intelligenza artificiale. Collabora con aziende come PwC, Fastweb e pure con Striscia la Notizia. Alle spalle una laurea in Economia a Bergamo, la magistrale in International Management e i primi impieghi da analista di dati.
Quando c’è stata la svolta professionale nel segno dell’IA?
“A ottobre del 2022 mi sono iscritto nella lista d’attesa per sperimentare il primissimo modello di ChatGpt, su consiglio di un amico. Ho iniziato a giugno del 2023. Mi incuriosiva capirne la natura e, man mano che diventava più complesso, mi interessava vedere cosa ci fosse dietro, i meccanismi. Ero tra i primissimi, così ho cominciato a parlarne in maniera disinteressata su Tik Tok. Avevo 26 anni e sono rimasto sorpreso dai numeri dei miei video, mai al di sotto delle 25mila visualizzazioni. Il secondo è volato a due milioni”.
I più famosi?
“Quello in cui mostravo come si potesse creare un tema in meno di 30 secondi. O l’addio del giocatore del Napoli Kvara abbinato a una scena di Troisi , “Non ci resta che piangere“: non propriamente un deep fake, insomma, aveva un taglio artistico e satirico, ma ho mostrato quello che si poteva fare e l’impatto”.
Così l’hanno chiamata come consulente?
“Sì, per introdurre questa ventata di intelligenza professionale. Mi sono subito accorto delle opportunità, ma anche dei rischi. La tecnologia sta avanzando più velocemente di quanto si pensi e oggi spesso mancano le competenze”.
Ha mai ricevuto proposte di collaborazioni “borderline“?
“Più che altro volevano commissionarmi video ad hoc, offrendomi denaro. Cosa che non faccio, in questo lavoro l’etica è fondamentale. I miei video sono solo a scopo satirico e divulgativo”.
Come evitare di cadere nei tranelli?
“È difficilissimo, nel telegiornale fake che ho inventato lo dico esplicitamente: se non lo avessi creato io, avrei pure potuto crederci. Prima era più semplice notare gli errori dell’IA, per esempio guardando le mani, ogni tanto spuntava un dito in più. Ma man mano si sta affinando, impara dagli errori, elabora più dati. Ci si difende solo col pensiero critico e analizzando le informazioni, valutando le fonti e la loro affidabilità, confrontando diverse prospettive. E prestando attenzione ai contenuti manipolati: mai condividere prima di verificarne l’autenticità”.
Qual è l’insidia maggiore?
“L’IA va a braccetto con i social media, che hanno una logica che premia l’interesse e la velocità e non la veridicità dell’informazione. Gli algoritmi propongono informazioni in base ai nostri interessi e noi tendiamo a credere a ciò che conferma le nostre idee. E non dimentichiamo che l’80% della Gen Z si informa sui social. Insomma, le fake news prosperano, soprattutto in tempi di “infodemia“. Un mix che può essere esplosivo”.
Come quando è spuntato il Moncler bianco sul Papa...
“Sì, esempio da manuale di come una notizia finta possa diventare virale in pochissimo tempo: si può clonare una persona, utilizzarla in una logica consumistica o anche politica, approfittando di una soglia dell’attenzione che è sempre più bassa”.
Sulle pagine del Giorno l’Alcy, Associazione Lotta Cybercrime, ha ricordato che ci sono state 200 segnalazioni di truffe con profili clonati in un anno, solo in Lombardia. Come difendersi?
“La regolamentazione c’è, ma spesso è lenta. Giusto mettere paletti e controllare. Non si può sfruttare l’immagine di una persona facendo finta che sia vera altrimenti e appropriazione indebita. Chi produce video deve seguire le linee guida, farlo solo a scopo satirico, segnalare sempre che è creato con l’IA. Il rischio è sempre alto: serve etica, è l’unica cosa che ci salva”.
E serve più formazione?
“Sì, a partire dalle scuole. Per spiegare i meccanismi ma anche le regole che ci sono e sviluppare senso critico. In questi anni ho collaborato con enti nazionali, con il Ministero dell’Istruzione, con Regione Lombardia e Regione Sardegna, per esempio. Ho portato il mio contributo anche agli ultimi Stati generali della Scuola digitale perché non si può fermare la tecnologia, e non avrebbe senso vietarla, ma oggi più che mai servono competenze”.