
I dieci anni dell’ambulatorio di piazzale Selinunte "Non sostituiamo il Servizio sanitario nazionale. Vogliamo abbattere gli ostacoli al diritto alla salute".
L’integrazione e il riscatto non passano solo da sport, educazione e iniziative sociali. Ma anche dalla tutela di un diritto fondamentale: quello alla salute. In piazzale Selinunte, cuore del degrado di San Siro, c’è il Politruck di Emergency, un ambulatorio mobile che offre assistenza sanitaria a chi, per un motivo o per un altro, non riesce a rivolgersi al sistema nazionale.
"Il Politruck - racconta Loredana Carpentieri (nella foto), mediatrice culturale e coordinatrice del progetto - nasce nel 2015, non con l’obiettivo di sostituire il Servizio Sanitario Nazionale, anche perché non è il nostro ruolo, ma di aiutare le persone ad accedervi, tutelando nel frattempo la loro salute. È un lavoro a 360 gradi, svolto da un team multidisciplinare di medici, infermieri, mediatori culturali e psicologi". San Siro è uno dei quartieri in cui il Politruck ha mosso i suoi primi passi. Oggi, l’ambulatorio mobile è attivo in piazzale Selinunte ogni giovedì dalle 10.30 alle 18, mentre in altri giorni è impegnato a promuovere il diritto alla salute al Giambellino, a Calvairate e alla Stazione Centrale. "A San Siro, i nostri beneficiari sono per la maggior parte cittadini extracomunitari, soprattutto arabofoni. Ci sono sia persone in regola che avrebbero diritto a iscriversi al sistema sanitario, ma che non sanno a chi rivolgersi e come funziona il processo, sia persone irregolari che, non potendo usufruire dei servizi, vengono da noi che operiamo come medici di base", spiega la coordinatrice.
Non si tratta solo di barriere burocratiche e linguistiche, ma anche di diffidenza nei confronti delle istituzioni: "Nel nostro progetto hanno un ruolo chiave mediatori culturali e psicologi. Accompagniamo le persone, ci interfacciamo per loro con servizi sociali e strutture ospedaliere. Cerchiamo di scardinare quegli ostacoli che impediscono il diritto alla salute, sempre tenendo conto che davanti a noi abbiamo delle persone con le loro fragilità e debolezze". E spesso serve tempo. Come nel caso di una donna con codice Stp (Straniero Temporaneamente Presente), che permette agli irregolari di accedere alle cure urgenti. "Il sistema sanitario, inizialmente, le aveva negato un intervento. Un rifiuto non solo fisico, ma anche con pesanti risvolti psicologici: è facile sentirsi cittadini di serie B in questa maniera", racconta Carpentieri. "Noi, però, abbiamo insistito e alla fine l’operazione è stata eseguita. Ma il punto è un altro: in questi percorsi la fiducia è tutto. Servono tempo e fatica, e chi riceve aiuto spesso diventa portavoce nella propria comunità, creando una rete di solidarietà che si allarga sempre di più".
Ettore Saladini