SIMONA BALLATORE
Cronaca

Emergenza sicurezza a Milano? L’esperta: “Reati in diminuzione, casi isolati amplificati dai social”

Sonia Stefanizzi, sociologa della Bicocca: "Anche a fronte di un calo della criminalità documentato aumenta la vittimizzazione e la percezione di insicurezza. Militarizzare le città non serve”

Sonia Stefanizzi sociologa dell’università di Milano-Bicocca

Milano – “Anche a fronte di un calo della criminalità documentato aumenta la vittimizzazione e la percezione di insicurezza". Sonia Stefanizzi, sociologa della Bicocca, è esperta di sicurezza urbana.

Qual è la fotografia della situazione?

"Scorrendo i dati Istat sugli episodi di microcriminalità (furti, rapini, scippi) nei Comuni con più di 100mila abitanti e a Milano si nota un calo nel 2020 - causa Covid -, ma nel 2021 gli episodi sono diminuiti rispetto al 2017 e al 2018. Non è vero che sono aumentati i reati".

Ma la percezione di insicurezza continua ad aumentare. Come si spiega?

"Ci si focalizza su un concetto ristretto di sicurezza, intesa come bene privato quando invece è pubblico. Preoccupazioni e cambiamenti sociali, economici e culturali incidono: in periodi caratterizzati da forte incertezza, personale e lavorativa, e anche da una grande mobilità sociale, prevale un sentimento non direttamente legato a minacce reali per l’incolumità, ma al peggioramento della qualità della vita. L’indebolimento di reti sociali genera insicurezza e si è creato un deficit di solidarietà in città come Milano".

In che senso?

"I quartieri sono sempre più anonimi, c’è un turnover di residenti con una popolazione che si diversifica sempre più. E i vecchi residenti si sentono spesso una minoranza, quasi accerchiati da chi ai loro occhi sembra invadere spazi pubblici. C’è una contrapposizione tra un “noi“ e un “loro“, soprattutto migranti, che non trova terreno di incontro e confronto".

In questo quadro come si inseriscono gli appelli di vip rapinati e turisti?

"Quando sono coinvolte persone famose fa più notizia: casi isolati diventano un problema di sicurezza. I social spesso fanno da megafono, ma anche politica e media: il dibattito si sviluppa secondo logiche indipendenti da situazioni oggettive. E più che sulle cause della criminalità ci si concentra sulle conseguenze".

In che senso?

"Invece di preoccuparsi di una prevenzione sociale si pensa più alla prevenzione situazionale. E anche questo incide sulla percezione di insicurezza: militarizzando, mettendo telecamere ovunque e recinti si rischia di creare un cortocircuito e di fare sentire i comuni meno sicuri, incrementando l’idea di conflitto".

Che fare quindi?

"Creare reti sociali, lavorare per risolvere il deficit di solidarietà e sulla fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, molto sfilacciata. Ci sono mobilitazioni di comitati di cittadini che scaturiscono da questo e amplificano a loro volta il sentimento di incertezza: bisogna considerare la dimensione sociale includendo la popolazione più vulnerabile, spesso percepita come minaccia o fastidio".