LUCA TAVECCHIO
Cronaca

Filippo Bonacchi, quel sorriso che curava: “Era un tizzone ardente di vita. Sempre al servizio degli altri, senza paura”

Il ricordo performer e clown negli ospedali, morto a soli 26 anni: “Una creatività esplosiva”. Originario di Pistoia, era arrivato a Milano per inseguire la sua passione per la danza e il teatro. Lavorava nei reparti di pediatria di alcuni ospedali milanesi e si occupa di alleviare le sofferenze dei degenti

Filippo Bonacchi in ospedale

Filippo Bonacchi in ospedale

Milano – “Un giorno senza sorriso è un giorno perso”. È una delle frasi celebri di Charlie Chaplin. Ed era forse anche una convinzione di Filippo Bonacchi, giovane attore e performer, che il sorriso cercava di regalarlo ai ragazzini ricoverati in ospedale. Filippo è morto qualche giorno fa a soli 26 anni, stroncato da un malore che non gli ha lasciato scampoOriginario di Pistoia, Bonacchi era arrivato a Milano per inseguire la sua passione per la danza e il teatro. Aveva frequentato il corso di Danza Contemporanea alla scuola Paolo Grassi, al termine del quale si era trasferito a Parigi per proseguire la formazione nella scuola internazionale Jacques Lecoq e poi entrare nella Compagnia Bacchetti, che si occupa di “teatro fisico“ e clownerie. E proprio in veste di clown, naso rosso e camice di mille colori, Bonacchi “prestava servizio“ nell’associazione Veronica Sacchi, che lavora nei reparti di pediatria di alcuni ospedali milanesi e che si occupa di alleviare le sofferenze dei degenti.

“Siamo senza parole. Tutti se lo ricordano, gli insegnanti, i tecnici, gli addetti alla manutenzione. Ha lasciato davvero un segno profondo”. A parlare è Marinella Guatterini, storica coordinatrice del corso di danza della Paolo Grassi, che di Bonacchi è stata insegnante. “Anche dopo il diploma continuava a scrivermi, a mandarmi disegni, fotografie. Una delle ultime era un hotel che si chiama Marinella: “Questo ha solo tre stelle, tu invece te ne meriti dieci...“. Era così, spontaneo e divertente. Un tizzone ardente di vita, l’ho definito”.

“Filippo - dice ancora Guatterini - era davvero una persona speciale, di una creatività esplosiva. Era arrivato da noi giovanissimo, a 18 anni. Per imparare. Il primo anno si è fatto bocciare volontariamente e felicemente perché voleva frequentare il corso precedente al suo. Poi si è diplomato a pieni voti. Dopo ha approfondito la figura di Jacques Lecoq (storico attore, mimo e insegnante francese, morto nel 1999, ndr), iscrivendosi alla sua scuola di Parigi, diplomandosi anche lì a pieni voti e collaborando con Cédric Charron e il Jan Fabre Teaching Group. La sua idea era coniugare la danza con il teatro corporeo e il mimo. Ma non si limitava all’interpretazione, aveva tante idee sue. Alla Paolo Grassi organizzò una performance dal titolo “Io No“, su un matrimonio in cui lo sposo sorprendeva tutti uscendo con un cartello in cui diceva, appunto “io no“. Per poi indossare abiti giapponesi e trasformare l’esibizione in qualcosa di inaspettato. Fu esilarante, ma anche profondo ed emozionante”.

Un vuoto difficile da colmare anche quello che Bonacchi ha lasciato nell’associazione milanese Veronica Sacchi, che dal 2001 si occupa di rallegrare le degenze dei giovani ricoverati. “Era venuto da noi nel maggio dell’anno scorso - raccontano dall’associazione - Dopo la scuola di Parigi, aveva voglia di misurarsi con un impegno così difficile. Di mettersi a disposizione degli altri. Una scelta che per uno con un percorso formativo così importante come il suo ci ha impressionato. Dopo la formazione è venuto subito in corsia a contatto con il suo nuovo “pubblico”: con gli adolescenti del reparto di neuropsichiatria infantile. Era diretto, spontaneo, guardava i ragazzi negli occhi, senza paura, con la voglia di darsi: era nato per fare il clown”. Per ricordare il loro clown che curava con il sorriso, domenica, durante la Milano Marathon, l’associazione Veronica Sacchi correrà con un striscione dedicato a Filippo.