
Soldi, orologi e gioielli. Una parte della refurtiva recuperata dalla Squadra Mobile nell’operazione di ieri
Milano – Chaban A. è nato in Egitto nel settembre 2000. Arriva in Italia a 15 anni e l’anno dopo, il 29 giugno 2016, viene arrestato dagli agenti del commissariato San Basilio di Roma per rapina in concorso. Meno di due anni dopo, il 18 aprile 2018, torna in cella per una rapina in appartamento. Due mesi dopo, il 16 giugno, scatta la denunciato per lesioni dopo un’aggressione a un altro detenuto del minorile. Il 7 marzo 2020, scappa da una casa-famiglia in provincia di Latina, dov’era collocato per l’affidamento in prova ai servizi sociali. Tra l’aprile e il giugno del 2021, viene denunciato per due volte in carcere, prima per danneggiamento e resistenza e poi per incendio e oltraggio a pubblico ufficiale. Il 16 novembre dello stesso anno, viene fermato a Cassino per una rapina commessa 48 ore prima in provincia di Frosinone.
Tre anni dopo, ricompare a Milano: i poliziotti della Volante Ticinese lo ammanettano il 25 luglio 2024 per rapina aggravata in concorso. Lo stesso giorno, stando a quanto emerge dall’indagine della Mobile che si è conclusa ieri con l’esecuzione di 50 provvedimenti cautelari, avrebbe derubato della collanina un diciannovenne tedesco alla fermata Segesta della M5, agendo insieme al diciottenne connazionale Shaaban A.; e il giorno prima avrebbe fatto lo stesso, stavolta con due minorenni, assaltando un trentasettenne cingalese alla fermata Zara della stessa linea per portargli via una catenina.
L’identikit del ventiquattrenne è simile a quello degli altri 24 maggiorenni bloccati dalla polizia nelle ultime ore: le banche dati delle forze dell’ordine parlano di ingressi irregolari in Italia, quasi sempre da minorenni, e di precedenti specifici da predoni di strada. Stesso discorso vale per gli under 18 accusati di altri raid di gruppo: i curricula criminali rimandano denunce per blitz violenti, lesioni, ricettazione, resistenza e minacce.
Il record degli alias spetta a un diciassettenne egiziano, che ne vanta ben 11; altri due seguono a ruota con 10. Gli atti dell’inchiesta degli specialisti di via Fatebenefratelli dicono che i giovanissimi nordafricani – che un termine di conio lessicale difficilmente databile e dall’etichetta multiforme inquadra come maranza – non si muovono quasi mai da soli. Anzi: quasi sempre approfittano della forza intimidatrice e prevaricatrice del branco per attaccare le vittime designate e derubarle, a volte alzando il livello di violenza ben oltre il necessario. Non di rado, alcuni di loro impugnano le bombolette di spray al peperoncino per fiaccare l’eventuale reazione dei loro bersagli.
«Quella di oggi (ieri, ndr) è un’operazione veramente molto positiva, che ovviamente è stata studiata e guidata dalla Prefettura, dal prefetto insieme anche a noi – ha commentato il sindaco Giuseppe Sala –. Riguarda, per semplificare, i maranza, e ne sono stati presi tanti. Io penso e spero che ci debba essere anche un atteggiamento fermo rispetto a questi ragazzi che da un lato vanno seguiti, educati, però dall’altro, quando sbagliano ripetutamente, e quelli fermati oggi hanno sbagliato ripetutamente, devono scontare la pena». E ancora: «La sicurezza è una priorità e un impegno che stiamo portando avanti insieme alla Prefettura, alla Questura e a tutte le forze dell’ordine che ringrazio». «Non mi preoccupano gli arresti, ma la diffusione di una criminalità sempre più invasiva e organizzata, questo è l’aspetto più preoccupante. È un problema che si faceva finta di non vedere, soprattutto da una certa parte politica. Adesso i nodi vengono al pettine e bisogna correre ai ripari», ha affermato il presidente della Regione Attilio Fontana.