MONICA VALERIA AUTUNNO
Cronaca

Gorgonzola parla di terrorismo: "Errori e orrori da non ripetere"

Matteo Re, docente all’università di Madrid, all’Argentia ha messo a confronto Eta e Br

Matteo Re, docente all’università di Madrid, all’Argentia ha messo a confronto Eta e Br

Matteo Re, docente all’università di Madrid, all’Argentia ha messo a confronto Eta e Br

Le Brigate rosse in Italia e l’ETA in Spagna, l’alba e il tramonto degli anni del Terrore, la lunga scia di sangue, le bombe e i proiettili, le vittime e le modalità d’azione, il contesto politico e gli obiettivi, la follia, sotto ogni cielo, della radicalizzazione. Terrorismi a confronto davanti a una platea di giovanissimi, gli studenti di quinta degli indirizzi relazioni internazionali, finanza e marketing dell’istituto Argentia di Gorgonzola. A parlarne è stato Matteo Re, professore associato di master in “Anális y prevención del terrorismo“ all’Università Rey Juan Carlos di Madrid, dove vive e insegna da oltre vent’anni, e un filone ininterrotto di ricerca su violenza politica, terrorismo internazionale, linguaggio e strategie delle organizzazioni eversive.

L’incontro, promosso nell’ambito di un progetto Erasmus Plus e organizzato dall’insegnante Angelo Azzilonna con il preside Nicola Ferrara, ha coinvolto tre classi, tutte dell’ultimo anno. Silenziosi e attenti, i ragazzi hanno ascoltato la relazione dell’esperto e partecipato al dibattito finale. Sullo schermo luminoso numeri, nomi e date, alcuni noti: stragi di piazza Fontana e Bologna, delitto Moro, Brigate rosse. Terrorismo: "Difficile ancora oggi definirlo. Per la Treccani è l’uso di una violenza illegittima finalizzata a creare terrore e disordine. Con atti ripetuti. E con un target specifico". Gli anni bui, fra Spagna e Italia: 1969-1988 la lunga pagina degli anni di piombo italiani. 1959-2018 nascita e morte ufficiali dell’ETA basca, l’organizzazione terroristica più longeva, "l’ultima vittima risaliva in realtà al 2010. E le armi erano state ufficialmente posate nel 2011".

Una lunga trattazione sul movimento indipendentista basco, "molto differente dai movimenti italiani. Nazionalista, radicato territorialmente, nato anche sulla scorta di un ‘etnicismo’ estraneo ai terrorismi di matrice politica. Il fondatore Sabino Arana e i primi movimenti avevano idee naif e razziste: il territorio rivendicato dell’“Euskal Herria“ era molto più ampio di quello dei Paesi Baschi. E si sosteneva che solo i baschi ‘da otto cognomi’ avessero titolo per viverci".

L’Italia. "Un contesto assolutamente diverso. L’Italia era un paese strategico in piena guerra fredda, con un governo democratico. Ma con gravi instabilità politiche e conflitti sociali". I morti. "ETA lasciò sul campo 853 vittime. Quelle delle BR furono 78". Le stragi indiscriminate dei baschi. "Qualche volta, è vero, ‘avvisavano’ – così in risposta a una domanda di una studentessa – ma più spesso no. Non avvisarono a Madrid, dove una bomba esplose in un bar del centro, scelto perchè frequentato da poliziotti. Morirono in tanti. Di poliziotti solo uno. La valigetta con l’esplosivo era stata lasciata all’interno da una militante, aveva finto di sentirsi male nel bar, ed era stata accudita da un cameriere. “Mi spiacque doverlo uccidere - disse poi ai processi - era stato molto simpatico e gentile“".