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La prima cittadina: "Se la colpa fosse in capo a una singola persona saremmo tutti davvero in pericolo"
"Non abbiamo mai cercato vendetta. Volevamo giustizia". La sindaca di Pioltello è "perplessa dalla sentenza sul disastro ferroviario". "Non credo - dice Ivonne Cosciotti - che tutta la responsabilità possa essere in capo a una sola persona. Se così fosse, saremmo tutti in pericolo. Cose come queste dipendono da un processo organizzativo e come tale da una catena di individui. Penso che sia mancato pure un percorso di controllo, anche del singolo lavoratore. Ribadisco: non può trattarsi della colpa di uno solo. Aspettiamo le motivazioni, ma credo che la realtà delle cose sia diversa".
La prima cittadina di Pioltello Ivonne Cosciotti non smetterà mai "di custodire la memoria di quel che accade, dobbiamo trasmetterla perché non succeda più e per onorare le vittime: Pierangela Tadini, Ida Maddalena Milanesi e Giuseppina Pirri. Tre donne che hanno pagato con la vita essere su quel treno, quel maledetto giorno. Il 25 gennaio 2018 è entrato nella storia della città. È una pagina dolorosa, illuminata solo dalla gara di solidarietà che scattò senza riserve, senza sosta nella disperazione".
L’amministrazione comunale di Pioltello mise a disposizione dei passeggeri e dei feriti lo psicologo, protezione civile, croce verde "furono instancabili sul campo". "Una grande lezione di umanità". Ma resta il vuoto per quelle vite spezzate senza perché. Incuria, errore la verità processuale non può riparare lo strappo delle esistenze sacrificate e neppure il dolore di chi rimase menomato.
Per più di 200 passeggeri del treno 10452 di Trenord partito da Cremona l’incidente ha segnato un prima e un dopo. L’arrivo nei pressi di Pioltello alle 6,56, l’uscita dai binari, "a causa della rottura di un giunto".
La tragedia: alle ore 6:57 il terzo vagone è volato via, ha colpito in sequenza due pali della linea elettrica e si è accartocciato. "C’è anche una descrizione tecnica molto accurata. Ma quella mattina accadde ciò che nessuno immagina".
Un inferno di lamiere, urla, e il silenzio della morte. Così una giornata come tante è diventata l’ultima per le pendolari. Tre persone diverse accomunate da una fine crudele.
Accanto al Comune di Pioltello, a ogni commemorazione ci sono i familiari. Una presenza discreta, per loro il lungo abbraccio di Pioltello che non finirà mai.