GABRIELE MORONI
Cronaca

Il biglietto introvabile, il controllore gentile e la meta di Einstein

Moroni Negli ultimi tempi, per via di un impegno, ho avuto occasione di fare alcuni viaggi in treno sempre...

Moroni

Negli ultimi tempi, per via di un impegno, ho avuto occasione di fare alcuni viaggi in treno sempre sulla stessa linea. L’ultimo mi ha riservato questo episodio. Si è presentato il capotreno per chiedere il biglietto. Ho cercato, in un primo tempo senza fretta, poi sempre più in affanno. Il capotreno è stato comprensivo. "Signora, non si preoccupi. L’ho già vista sul treno e so che lei non viaggia mai senza il biglietto". Sono arrivata a destinazione e non ho più rivisto il gentile capotreno. Fra parentesi: una volta a casa, ho proseguito le ricerche, ma il biglietto non è ricomparso.

Maria Luisa Corti, Milano

Si consoli, gentile amica. Qualcosa di simile accadde

ad Albert Einstein. Nientemeno. Einstein aveva lasciato Princeton, dove insegnava, ed era in viaggio

su un treno. Comparve

il controllore che chiedeva

il biglietto ai viaggiatori. Einstein iniziò a cercarlo, in tutte le tasche, dentro la valigetta, nel portafoglio. Niente. Il controllore sorrise. "Professor Einstein, l’ho riconosciuta e so benissimo che un uomo come lei non potrebbe mai salire su un treno senza biglietto. Non si preoccupi e faccia a meno di cercarlo. Mi fido ciecamente". Prima di lasciare il vagone, si voltò e vide il padre della teoria della relatività in ginocchio sul pavimento, che cercava disperatamente sotto il sedile. Il controllore sorrise nuovamente e disse ad alta voce: "Professore, stia tranquillo, so benissimo chi è e non mi occorre il suo biglietto". Einstein sollevò la testa e rispose: "Caro il mio ragazzo, anch’io so benissimo chi sono, ma il fatto è che non so dove sto andando. Per questo devo assolutamente trovare il mio biglietto".

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