CLAUDIO NEGRI
Cronaca

Il regalo dello zio i calci al pallone e i sogni di gloria

Negri Un caro zio mi reputava troppo introverso e decise che la miglior medicina per me fosse quella del...

Negri Un caro zio mi reputava troppo introverso e decise che la miglior medicina per me fosse quella del...

Negri Un caro zio mi reputava troppo introverso e decise che la miglior medicina per me fosse quella del...

NegriUn caro zio mi reputava troppo introverso e decise che la miglior medicina per me fosse quella del pallone. Avevo poco più di 6 anni e scarsissima pratica calcistica. Un radioso sabato lo zio spuntò con un regalo: maglia, calzoncini e calzettoni dell’Inter, più un paio di scarpe bullonate numero 31. Mi addobbò da calciatore e nemmeno vestizione di torero fu più liturgica. Qualche problema si ebbe con le calzature: in punta era rimasta, nascosta, la carta di imballaggio e nonostante sforzi sempre più penosi non mi riusciva di infilarle. "Ma che piedi hai?" sbuffava lo zio col calzascarpe. Risolto l’intoppo, fui gettato nella mischia. Davanti a me si aprivano i prati di Martesana, il verde ruminare lombardo da lì alla piramide bruna della Grigna e al gotico fiammeggiante del Resegone. Nel primo prato a tiro c’erano dei mammelucchi che correvano dietro a uno sferoide tutto bozzi, color del can che scappa. Lo zio, in virtù del potere persuasivo ancora illimitato degli adulti nei primi anni ’60, chiamò tutti a raccolta e mi presentò: "Ragazzi, questo è mio nipote. Fatelo giocare con voi, vediamo quanto vale. Deve arrangiarsi da solo. Però, mi raccomando: non andate giù troppo duri, eh...". "Ma certo, ma certo, ci pensiamo noi..." risposero quelli, quasi in coro, avendo già sviluppato nei miei confronti un odio profondo.Loro erano una masnada rustica ed euforica. Io ero un figurino sportivo della Rinascente, reparto bimbi tristi. Così venni massacrato, con metodo, davanti allo zio. Che non protestò. O forse ricordo male. Fu una lezione? Un rito iniziatico? Chissà. Anni dopo sarei diventato punta centrale e, all’occorrenza, trequartista offensivo. Ma a 6 anni preferivo tracciare sentieri nel folto delle erbacce che sapevano di terra tiepida e di bianco sangue vegetale. Insomma, quel sabato avrei gradito un esordio diverso, magari a piedi nudi, verso i fossi ombrosi di Huckleberry Finn. L’erba era tenera e sapeva di mandorlato, dalla Lombardia al Midwest, dalla Molgora al Mississippi. E poi, che mai avrei potuto combinare su un campo di calcio e di calci, io che già sapevo contare sulle antenne dei grilli?