
Un frame del video dell'assalto all'istituto Puecher di Rho. A destra, l'ingresso della scuola
Rho (Milano) – “Non solo avevano organizzato e pianificato l’assalto prima, quei ragazzi conoscevano a menadito la scuola, entrate e uscite. E hanno scelto quel laboratorio per motivi logistici: era più facile distruggere e scappare da lì, credo avessero calcolato anche i tempi. Avevano in mente la piantina”. A ricostruire i 20 minuti di paura dell’istituto Puecher di Rho è un docente, che ha vissuto in presa diretta il blitz di venerdì e chiede l’anonimato.
“Perché la paura non è ancora passata, come l’acufene – racconta – sento ancora i petardi scoppiare nelle orecchie. La notte mi sveglio di soprassalto e non sono il solo: tanti colleghi sono ancora scossi. A caldo abbiamo pensato solo a proteggere gli studenti e ad aiutarci tra noi, ma la “botta“ viene fuori dopo”.
Insieme a qualche precedente. "Ovviamente non di questa gravità – premette – ma l’anno scorso non sono mancati petardi scoppiati in classe, durante le lezioni. E c’è chi ha appiccato il fuoco ai disinfettanti, l’aria era irrespirabile. Ci sono docenti che si sono dimessi prima del tempo, rinunciando a un posto di lavoro. A settembre l’anno sembrava partito nel verso giusto, la situazione era molto più tranquilla. Erano state stabilite regole più ferree contro il divieto di fumo e per il rispetto della disciplina e degli orari, a tutela dei ragazzi stessi”.
Poi venerdì la situazione è precipitata nel giro di poche ore. “Un collega li ha visti saltare dentro: erano in sette/otto, incappucciati. Purtroppo credo che sia un attacco alla scuola, per le misure prese, o almeno è l’idea che ci siamo fatti tra colleghi – continua l’insegnante – Alcuni ragazzi hanno invertito cause e effetti: se si viene promossi nonostante decine di note ci si sente legittimati e quando vengono introdotte regole, anche se di buon senso, si finisce per non accettarle, ritenendole eccessive”.
Chiede supporto il professore del Puecher. "Ci siamo sentiti soli in questi giorni e non è facile gestire quanto successo: non è stata una bravata e non è affatto vero che nei professionali questi episodi siano all’ordine del giorno – ribadisce – Crediamo nel valore della scuola, non sminuiamo quanto successo perché non vogliamo assuefarci e rassegnarci: vogliamo solo fare il nostro lavoro e farlo bene. Ma per questo noi docenti dobbiamo essere tutelati di più. Chiediamo più sicurezza, fisica e psicofisica. Anche perché se leggiamo bene quanto è successo ci sono tanti mancati infortuni sul lavoro”.
Il pensiero torna sulla rampa delle scale: “Con i miei colleghi cercavo di fare rientrare tutti gli altri studenti in classe: sentivamo le esplosioni e vedevamo solo fumo. In lontananza sette/otto persone incappucciate. Ci siamo spostati appena in tempo: un petardo ci sarebbe scoppiato in faccia se non avessimo fatto un balzo indietro".