La Regione Lombardia porta in tribunale i ministeri della Salute, delle Autonomie e il Mef, la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Aifa, le Conferenze Stato-Regioni e Regioni nonché singolarmente le altre venti, Province autonome incluse. Il ricorso al Tar del Lazio, presentato dal legale rappresentante che è il governatore leghista Attilio Fontana, è stato deciso in Giunta il 24 febbraio, in tempi non sospetti per le frizioni tra gli alleati del centrodestra a Roma. In ballo ci sono i nuovi criteri di riparto del payback farmaceutico, punitivi soprattutto per la Lombardia che perderebbe, per l’anno 2023 che confluisce nel bilancio 2024, 130,7 milioni di euro, incassandone solo 146,7 rispetto ai 277,4 che le sarebbero spettati col vecchio metodo. Parafrasando l’avvocato Fontana sulle recenti valutazioni ministeriali dei Lea: mica "puttanate".
Il payback farmaceutico è un sistema per contenere le speculazioni delle aziende farmaceutiche sulla nostra sanità pubblica universalistica. Prevede, dal 2007 per la sanità territoriale e dal 2012 anche per quella ospedaliera, che quando la spesa annuale in farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale supera una certa soglia di eccedenza le case farmaceutiche restituiscano metà dell’eccesso alla sanità pubblica in base agli importi attribuiti da Aifa. Questo tesoretto, che per il 2023 è di un miliardo 640 milioni 532.614 euro (l’1,2% dei 134 miliardi del fondo sanitario nazionale 2024) viene poi ripartito tra le Regioni, basandosi sulla popolazione almeno finché, lo scorso ottobre, i criteri sono stati modificati con un decreto convertito in legge a dicembre. Il nuovo metodo di calcolo prevede il 50% pro-capite e il restante 50% in proporzione allo sforamento di spesa delle Regioni.
Non esattamente un premio alle più virtuose, ma davanti al Tar del Lazio la Lombardia non ha impugnato, con richiesta di sospensione cautelare, la nuova legge: il ricorso riguarda la sua retroattività, ossia un decreto del ministero della Salute che lo scorso 4 febbraio ha stabilito che le nuove regole si applicheranno anche al riparto del payback farmaceutico 2023 (che avrebbe già dovuto essere effettuato lo scorso autunno). Sono state le Regioni ad approvare a maggioranza questa proposta, con l’opposizione solo della Lombardia e del Lazio.
Che è pure tra le Regioni penalizzate (per 10,3 milioni), ma c’e un abisso tra i 130,7 milioni della Lombardia e i poco più di 21 che perderà il Veneto, la seconda più colpita. Oltretutto il Lazio dal payback 2023 incasserà, con le nuove regole, circa due milioni in più della Lombardia, che prenderà meno anche dell’Emilia-Romagna (che avrà quasi 153 milioni, 29,6 in più rispetto al vecchio sistema) e la Campania, che guadagna più di 50,7 milioni diventando la paperona del payback con 206,7 milioni per il 2023.
Il problema principale però, per cui la Lombardia ha fatto ricorso, è che questi soldi andranno sui bilanci del 2024, programmati basandosi sul sistema precedente; per chi avrà una boccata d’ossigeno a conti traballanti ci sarà chi, invece, si vedrà mancare risorse sulle quali faceva conto. Per questo la Regione ha impugnato l’applicazione retroattiva dei nuovi criteri al payback 2023, ritenuta lesiva di un principio costituzionale oltre che di quelli di certezza dei rapporti giuditici, di legalità e del legittimo affidamento, di contabilità pubblica e in particolare di continuità e costanza dei bilanci.