
I genitori dei bambini sono costretti a far causa per ottenere il supporto pubblico. Nuovo caso a Brescia, dove la Corte d’Appello ha condannato l’Ats a risarcire. La proposta di Forza Italia: "Basta dipendere dai giudici, serve una soluzione".
Milano – Martedì in Consiglio regionale sarà discussa una mozione che si propone di affrontare un problema decisamente sentito in molte famiglie e di superare il paradosso che a questo problema si accompagna. Il problema è che il servizio sanitario non copre le spese che i genitori dei bambini nello spettro autistico si trovano a sostenere per consentire ai figli di beneficiare delle terapie e dei trattamenti utili proprio a convivere al meglio con l’autismo. Il paradosso che accompagna il problema, invece, è il seguente: salvo rare eccezioni, in questi anni tribunali di rango diverso (dal Consiglio di Stato alla Corte dei Conti passando per i Tar) hanno accolto i ricorsi con i quali le famiglie di minori nello spettro autistico hanno chiesto che il servizio sanitario coprisse le spese da loro sostenute per i trattamenti e le terapie, in particolare le spese per i trattamenti del metodo Aba (dall’inglese: Analisi applicata del comportamento), considerato uno dei più validi in questo ambito. Detto altrimenti, detto in sintesi: i tribunali riconoscono l’esistenza di un onere a carico dello Stato e delle Regioni, ma le famiglie riescono a beneficiarne solo se decidono e se possono permettersi di fare causa. Una sorta di diritto su richiesta, diritto on demand.
Un caso eclatante, ma non isolato, è quello citato proprio nella mozione: la Corte d’Appello di Brescia, come già in primo grado il Tribunale di Brescia, ha accolto il ricorso presentato da alcune famiglie con minori nello spettro autistico contro l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) di Brescia che non aveva riconosciuto a questi genitori il diritto di ricevere la copertura economica del servizio sanitario proprio i trattamenti Aba dei figli. In primo grado l’ATS è stata condannata a pagare alle famiglie importi che vanno dai 12 ai 15mila euro.
Un contenzioso legale, questo, chiusosi poi in appello a fine 2023. Anche da qui la mozione che sarà discussa e votata in Consiglio regionale martedì. A presentarla è il gruppo consiliare di Forza Italia, primo firmatario il capogruppo Fabrizio Figini. Le richieste alla Giunta regionale ed in particolare all’assessore Guido Bertolaso (Welfare) in primis e, in seconda battuta, Elena Lucchini (Disabilità) sono tre. La mozione invita infatti a "monitorare con attenzione le conseguenze che la sentenza della Corte d’appello di Brescia comporta, ad attivarsi per evitare che situazioni simili possano verificarsi nuovamente, anche avviando un processo di riforma ed incremento del sostegno alle persone nello spettro autistico e – infine – ad incrementare gli interventi rivolti alle famiglie con a carico minori nello spettro autistico per permettere loro di fruire pienamente e liberamente di percorsi riabilitativi intensivi appropriati al bisogno e alle fasi dello sviluppo".
"A me piacerebbe che le famiglie non fossero costrette a rivolgersi ai tribunali per ottenere una soluzione al problema delle spese delle terapie per l’autismo – spiega Figini –. La nostra mozione chiede a tutti gli assessori coinvolti, con spirito costruttivo e collaborativo, di individuare una soluzione che impedisca al sistema regionale e alle famiglie di dipendere dalle decisioni dei tribunali. Regione Lombardia – sottolinea il capogruppo dei forzisti – ha già introdotto più misure di sostegno alle persone nello spettro autistico ma, evidentemente occorre procedere ad una sistematizzazione e ad una riorganizzazione delle misure per uscire da questa situazione e andare sempre più incontro alle famiglie". Si tratta “solo“ di una mozione di invito alla Giunta regionale, è vero. Ma a presentarla è un partito di maggioranza e, quindi, è del tutto evidente che abbia buone possibilità di essere approvata. E non solo: è la seconda volta in poco tempo che il tema approda nell’aula del Pirellone. A inizio mese era stato Davide Casati, consigliere regionale del Pd, a presentare un’interrogazione in merito all’assessore Bertolaso. Se una sola rondine non fa primavera, possibile che due ci riescano.