
Elisabetta
Merlo*
Quali spunti di riflessione propone la storia a chi oggi si interroga sui rapporti tra Italia e Europa? I nostri predecessori ottocenteschi sembra avessero le idee chiare in materia. Nel corso dell’Ottocento, l’economia, l’industria e la società lombarde furono interessate da cambiamenti che testimoniavano il loro progressivo e sempre più saldo inserimento nel flusso di innovazioni che stava attraversando e trasformando i paesi più evoluti del continente. L’influenza della contaminazione economica e culturale tra Europa e Lombardia si manifestò soprattutto attraverso il potenziamento delle correnti di scambio e il crescente interesse dimostrato dagli ambienti imprenditoriali lombardi per le esperienze e le iniziative avviate all’estero. L’industria tessile e dell’abbigliamento fu tra le più ricettive dei cambiamenti. La partecipazione ad essi delle imprese lombarde attive nella produzione e nella distribuzione di tessuti, abbigliamento, e accessori è testimoniata dalle fonti storiche e dai marchi di fabbrica, i precursori dei brand, registrati fra il 1865 e il 1900 e dai cataloghi di vendita per corrispondenza distribuiti negli anni ’80 dai grandi magazzini Alle città d’Italia fondati dai fratelli Bocconi. Le imprese lombarde non si limitarono ad essere recettori passivi delle innovazioni sperimentate all’estero, le elaborarono introducendo innovazioni nelle strategie di comunicazione e di commercializzazione dei prodotti con lo scopo di modernizzare i comportamenti di consumo, creare i presupposti per la formazione di un mercato nazionale, sottrarre alla agguerrita concorrenza straniera nicchie del mercato italiano ed estero.
Per gli attori economici ottocenteschi era inconcepibile immaginare di radicare il futuro economico, cioè il presente in cui viviamo, del paese e della regione in una prospettiva diversa da quella europea.
* Università Bocconi