
Una delle numerose manifestazioni dei dipendenti Alfa Romeo un tempo numerosi nella fabbrica aresina
di Andrea GianniARESEEra uno degli ultimi dipendenti Stellantis rimasti sull’area di Arese, dove negli anni d’oro dell’Alfa Romeo lavoravano migliaia di operai. Per l’ingegnere di 57 anni, nel 1997 assunto da Iveco e nel 2009 passato a Fiat Auto Spa prima a Torino e poi ad Arese, il licenziamento per "giustificato motivo soggettivo colpevole" era scattato il 29 novembre 2023, preceduto da una lettera di contestazione, dalla sospensione e dal ritiro del computer su cui stava lavorando a un progetto, proprio nel giorno fissato per la presentazione. Il motivo? Una condotta, secondo Stellantis, "inadempiente", e una prestazione lavorativa valutata come "insufficiente e inadeguata". Il dipendente, iscritto alla Fim Cisl e assistito dall’avvocato Filippo Raffa, ha impugnato il provvedimento, e la giudice del Tribunale del Lavoro di Milano Sara Manuela Moglia ha condannato il colosso dell’automotive a risarcire i danni e a reintegrarlo ad Arese, nella struttura Extended Europe Customer Care, dove si occupava in particolare della gestione dei grandi clienti istituzionali “flottisti”, società che forniscono auto a noleggio.
"Il reale motivo del licenziamento – spiega il segretario generale della Fim Cisl di Milano, Vittorio Cantoni – è che il lavoratore si è rifiutato di aderire a un programma di esodi incentivati concordato con i sindacati, che però prevede la volontarietà. Chi preferisce rimanere al lavoro non può essere obbligato ad andarsene". Ha respinto al mittente, quindi, gli incentivi all’uscita nell’ambito di uno dei tanti piani che hanno fatto dimagrire gli organici Stellantis in Italia. Nel 2022, tra l’altro, il dipendente aveva ricevuto un premio di risultato per avere raggiunto il 70% degli obiettivi prefissati, quando bastava il 50%.
Il Tribunale ha riconosciuto quindi che il suo licenziamento fu "illegittimo" anche se "non ritorsivo", perché "al di là del dato temporale non emergono sufficienti elementi per far ritenere che il licenziamento abbia costituito la risposta della società al rifiuto del dipendente" di lasciare Stellantis. Secondo la giudice, le contestazioni alla base del licenziamento erano "generiche" e tardive. Ma non solo. Stellantis, avendo assegnato con "leggerezza e superficialità" a un altro dipendente il suo computer aziendale, ha di fatto impedito "il possibile rinvenimento di un documento", il progetto su cui stava lavorando, che "avrebbe potuto costituire prova a carico o a discarico dei fatti"