ANNAMARIA LAZZARI
Cronaca

Milano, viaggio nel Grande Fratello che veglia sulla sicurezza in città 24 ore su 24

Nella centrale operativa milanese Civis, pioniere della vigilanza privata, esperti e tecnologie avanzate vegliano 24 ore su 24 su 15mila clienti tra aziende e privati

Il team della centrale operativa Civis

Milano - Dentro la “blindatissima“ centrale operativa della Civis. Aperta 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, si trova in un piano dedicato all’interno della sede milanese di via Piero della Francesca, accessibile dall’ascensore solo a chi è dotato di un badge speciale (non basta essere dipendente). L’ingresso è a doppio filtro con vetri anti-sfondamento, come in una gioielleria. Siamo nell’area più protetta dell’headquarter del gruppo Civis, fra i primi ad inaugurare la vigilanza privata in Italia nel 1971.

"La Control Room è la parte neurale del nostro business: raccoglie tutte le informazioni dei sistemi di allarme, di controllo accessi, le immagini di videosorveglianza con la video-analisi, oltre che le richieste di aiuto. Gli operatori gestiscono gli eventi critici che possono accadere alle aziende collegate ai nostri sistemi attraverso servizi di controllo sui segnali ricevuti", spiega Filippo Peroni, 60anni, security manager di Civis. I clienti che gestisce la centrale operativa di Milano (quindicimila fra business e privati) sono perlopiù colossi della logistica, anche del lusso, grande distribuzione organizzata, retail, uffici e studi legali, in tutta la Lombardia oltre che a Novara, in Piemonte.

Ad essere presi di mira in particolare, negli ultimi tempi, sono i centri di distribuzione. "Con l’accelerazione dell’e-commerce il loro livello di rischio è aumentato, essendo depositari anche di merce preziosa come computer, gioielli od orologi. Le bande che entrano in azione non appartengono alla bassa manovalanza, ma sono gruppi di professionisti europei che studiano i piani nel minimo dettaglio, dimostrando grande “cervello“ e capacità organizzative. Nell’ultimo colpo che hanno fatto, alla Geodis di Pavia, hanno bloccato persino i flussi delle strade per guadagnarsi la fuga" dettaglia il security manager.

Nella centrale operativa ruotano diciotto operatori divisi in tre turni. A lavorare qui è il top delle guardie giurate: persone che uniscono capacità specifiche di analisi con competenze sia di comunicazione che tecnico-informatiche. La tecnologia è sempre più protagonista dei servizi di vigilanza: "L’operatore non si limita più a guardare degli schermi. La videosorveglianza al giorno d’oggi oltre ad essere sempre più potente, con telecamere termiche che coprono un’area lunga un chilometro e mezzo, è anche più intelligente".

"Le immagini vengono processate da un algoritmo in grado di lanciare alert se vengono violate delle regole; ad esempio se qualcuno muove una scatola di notte che dovrebbe rimanere ferma sullo scaffale o se entra nell’obiettivo un camion in orario non previsto. Noi la chiamiamo video-analisi ed è basata su un software proprietario". Ma cosa succede quando arriva l’alert? "Se scatta la segnalazione l’operatore deve capire se l’allarme è reale o falso o se la situazione è indefinibile. Per fare la valutazione di rischio ci si confronta con una figura reperibile dell’azienda e si utilizza la tecnologia, a partire dalle riprese live.

Se l’allarme è autentico, dalla sua piattaforma di gestione comanda l’uscita di una pattuglia: sono venti fra Milano e provincia, divise per aree di competenza e con le chiavi “segretate“ dei clienti. Nel momento in cui la guardia entra nel negozio o nell’azienda, viene guidata via radio dalla centrale che gli indica quali sono i punti di accesso, i punti di controllo e i codici dell’impianto. Se si è verificata una “spaccata“ interviene una seconda pattuglia di appoggio per mettere in sicurezza l’intervento e allertiamo subito polizia o carabinieri".

Infatti, "le armi le possiamo usare solo come dispositivi di protezione. Non possiamo in alcun modo puntare contro i malviventi la pistola né neutralizzarli, a differenza di quanto è possibile fare in altri Paesi – chiarisce Peroni –. In Italia possono intervenire solo le forze dell’ordine".