
Una manifestazione davanti a un polo logistico della multinazionale Amazon
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Multe fino a ottomila euro, verbali per infrazioni al codice della strada dagli importi gonfiati con lo scorrere del tempo notificati a “storici“ driver della filiera Amazon che si sono trovati intestatari di decine di furgoni. Stipendi sotto il minimo contrattuale, con "differenze economiche" non sanate per anni. La battaglia di un gruppo di circa 300 fattorini lombardi, con una posta in gioco di 400mila euro, è finta al centro di un braccio di ferro fra sindacati e Assoespressi che sembra arrivato a una svolta, almeno sulla carta. Facendo un passo indietro, la vicenda si colloca fra il 2016 e il 2018, anni in cui l’e-commerce conosceva una costante crescita, ancora lontana dai livelli attuali. Un business cresciuto nel Far West dei diritti, dove operavano imprese e cooperative che in alcuni casi non esistono più e hanno lasciato i lavoratori con i conti da pagare. I 300 driver si occupavano delle consegne dei pacchi Amazon per conto delle società Delivery Mates, Navire/Sailpost, Rpost e Sum, alle quali il colosso fondato da Jeff Bezos aveva appaltato il servizio in Lombardia. Erano le prime imprese in campo, in una galassia che adesso ne conta 26 solo in Lombardia. La beffa è arrivata ad anni di distanza, quando ormai i driver erano stati riassorbiti da altre ditte o avevano cambiato settore. "Una quarantina si sono visti recapitare cartelle esattoriali da migliaia di euro per multe che le società non avevano mai pagato – spiega Emanuele Barosselli, segretario della Filt-Cgil Lombardia – gli importi arrivano fino a ottomila euro, perché ai lavoratori in alcuni casi erano stati intestati con l’inganno più furgoni. Le società non esistono più, non c’è più un interlocutore". A questo si aggiunge il caos dei contratti, con driver che hanno accumulato da 300 fino a 4mila euro come "differenze economiche" rispetto agli importi previsti per il loro settore. In pratica le buste paga erano più magre rispetto a quello che gli sarebbe spettato. I sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil Trasporti nei mesi scorsi sono arrivati a un accordo con Assoespressi, l’associazione di categoria delle imprese di trasporti e logistica, per chiudere la vertenza. Assoespressi si impegnava a pagare le multe e coprire le differenze retributive, versando un importo totale di circa 400mila euro. Soldi che, nonostante le scadenze messe nero su bianco non sono mai arrivati. Una nuova beffa per i lavoratori, entrati in stato d’agitazione. Nei giorni scorsi una prima schiarita, con l’impegno a pagare, dando il via alle procedure di conciliazione per fare in modo che i bonifici "saranno eseguiti e resi effettivi entro il 30 ottobre 2021". Sul fronte delle multe, Assoespressi ha comunicato ai sindacati che "l’iter è stato avviato con il Comune di Milano, il quale deve dare riscontro in merito alla corretta procedura da seguire per il pagamento". Barosselli sottolinea che "la Cgil non darà seguito alla mobilitazione solo se le date verranno rispettate". Una vicenda lombarda che si inserisce nel più ampio scenario nazionale delle trattative fra i sindacati e Amazon, che riprenderanno domani al ministero del Lavoro. L’incontro potrebbe portare a un’intesa, la prima a livello mondiale, fra il colosso dell’e-commerce e i sindacati su una piattaforma comune. Il primo "importantissimo passo verso il riconoscimento della rappresentanza e della contrattazione collettiva".