
Cascina Argelati, sui Navigli
Milano – “Bisogna rivedere il vincolo sui Navigli”. L’assessore regionale al Territorio e ai Sistemi verdi Gianluca Comazzi indica l’obiettivo di Palazzo Lombardia durante una conferenza stampa a Palazzo Marino sul caos urbanistica e sulla necessità – per gli azzurri – di approvare il Salva Milano. Ma in questo caso le inchieste della Procura sul modo in cui il Comune ha autorizzato ristrutturazioni che si sono trasformate in nuove costruzioni non c’entra nulla. Comazzi lancia una proposta che richiederà un confronto approfondito con la stessa amministrazione municipale e con la Sovrintendenza. Non solo. Qualora si decidesse di intraprendere tale percorso, l’eventuale proposta di revisione del vincolo dei Navigli, come previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, dovrà essere valutata in sede di Commissione del paesaggio regionale.
Ma perché rivedere il vincolo? L’obiettivo sembra quello di rendere più facili gli interventi di riqualificazione su alcuni pezzi di territorio vicini ai Navigli Grande e Pavese, interventi in alcuni casi complicati proprio per le regole troppo rigide originate dal vincolo di tutela paesaggistica istituito nel 1994. Dalla Regione fanno notare che la delibera di istituzione della tutela paesaggistica contiene i criteri a cui ogni intervento di trasformazione da attuarsi all’interno dell’ambito vincolato deve attenersi. Tali criteri sono molto puntuali, basati su una classificazione di ciascun edificio in categorie per ciascuna delle quali sono stati individuati differenti livelli di intervento ammissibili, correlati alla qualità riconosciuta degli edifici stessi. Un esempio concreto? La Cascina Argelati, un edificio classificato di tipo A per il quale è ammesso solo il restauro ma che attualmente versa in uno stato di degrado avanzato, anche di tipo strutturale, che rende il restauro molto complicato.
Una situazione, quella delle regole urbanistiche nell’area dei Navigli, che si è complicata con il passare del tempo. Sì, perché negli ultimi trent’anni sono state apportate modifiche e integrazioni alla deliberazione originale, inerenti la riclassificazione puntuale di alcuni edifici o la modifica dei criteri di gestione. E nel corso degli anni l’intero ambito ha subito importanti modificazioni, risultato della sommatoria di interventi puntuali che, seppur operati nei limiti e nelle condizioni imposte dal vincolo, ne hanno modificato l’immagine originale.
Comazzi, intanto, spiega: “Se si tiene conto delle trasformazioni che hanno interessato il tessuto urbano di Milano nel corso degli anni, credo sia necessario rivedere il vincolo paesaggistico che riguarda l’area tra il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese. Per farlo, occorre innanzitutto effettuare un censimento aggiornato degli edifici presenti e rivedere i criteri di tutela, per evitare di incorrere in situazioni paradossali”.
Il caso di recupero difficile per non dire impossibile nella zona interessata dalla tutela paesaggistica riguarda la già citata Cascina Argelati che, secondo l’assessore regionale, “pur trovandosi in stato di degrado avanzato, è vincolata in modo tale che su di essa è ammesso solo un intervento di restauro. Questo tipo di limitazioni impediscono di effettuare interventi più ampi e necessari per il recupero di molti edifici che si trovano all’interno dell’area citata”. Comazzi, però, come abbiamo accennato all’inizio, precisa che per cambiare il vincolo servirà un confronto con altri enti: “Per procedere con la revisione del vincolo è necessario avviare un percorso condiviso con la Soprintendenza e il Comune di Milano, fermo restando che la proposta dovrà essere esaminata dalla Commissione del paesaggio regionale, come previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio”.