CLAUDIO
Cronaca

“Nostos“. Se il viaggio è interiore

Negri Nostos, ritorno. Ma a che cosa e a che casa torniamo? Tutti abbiamo un’Itaca, da qualche parte, cui tornare....

Negri Nostos, ritorno. Ma a che cosa e a che casa torniamo? Tutti abbiamo un’Itaca, da qualche parte, cui tornare....

Negri Nostos, ritorno. Ma a che cosa e a che casa torniamo? Tutti abbiamo un’Itaca, da qualche parte, cui tornare....

NegriNostos, ritorno. Ma a che cosa e a che casa torniamo? Tutti abbiamo un’Itaca, da qualche parte, cui tornare. Ci torniamo così tante volte, in una vita, da non farci caso. Però così non vale. Perché una volta tornati ci prende la nostalgia per qualcos’altro, per un nostro altrove caro nel tempo e nello spazio. Forse è anche per questo che Ulisse ci ha messo così tanto a tornare a casa e regolare i conti tra cani e Proci. Anche a me capita, come a tutti, di essere un irrequieto e compulsivo viaggiatore di nostos. Ristretto all’ambito milanese, ne avrei almeno un centinaio: la lampadina autunnale di un ortolano dalle parti del Museo della Scienza e della Tecnica, ad esempio. O il mistero di una piovosa via Zebedia, verso una gemellata Itaca di piazza Sant’Alessandro, che è anche un bivio per Praga. O per Roma. Perché anche Roma, per un milanese, è zeppa di luoghi dove tornare, come via Giulia dove in un vecchio hotel mi apparve in sogno lord Byron, che si scusò per il notturno trambusto: cercava anche lui di mettersi in viaggio per uno dei tanti suoi ritorni verso qualcosa, o verso un’amante, prima che la febbre se lo portasse via davvero– e per chissà dove - laggiù in terra greca. Vorrei tornare a Innsbruck o in genere nel Tirolo, a vedere due cornacchie gracchiare rivolte al Settentrione, sul tetto di una legnaia. Sarebbe un grande nostos anche tornare in una strada del centro di Cracovia o di Tallin, nell’aroma della zuppa di cipolle. Qualche volta, considerata la mia stagione, farei le cose in grande: tornerei come l’Ulisse incanutito di Dante a navigare oltre le colonne d’Ercole verso una montagna altissima, bruna per la distanza, prima che la rivendichi un Donald Trump qualsiasi. Basta: tornare verso posti che non si è ancora visto sarà il nostro prossimo obiettivo. Per non fare la fine di un carissimo amico dublinese, Leopold Bloom, che nel mezzo del romanzo Ulisse scoprì di essere tornato troppo presto in se stesso e si disse: “Oggi mi sento così solo...”. Era il 16 giugno 1904, un giovedì. Il giorno dopo sarebbe stato venerdì 17. Non la migliore data per mettersi a cercare un’Itaca, anche a buon mercato.