
Pattinaggio di velocità sul ghiaccio
Questo articolo è contenuto nella newsletter "Buongiorno Milano". Ogni giorno alle 7, dal lunedì al venerdì, gli iscritti alla community del «Giorno» riceveranno una newsletter dedicata alla città di Milano. Per la prima volta i lettori potranno scegliere un prodotto completo, che offre un’informazione dettagliata, arricchita da tanti contenuti personalizzati: oltre alle notizie locali, una guida sempre aggiornata per vivere in maniera nuova la propria città, consigli di lettura e il commento di un ospite. Per ricevere via mail la newsletter clicca su www.ilgiorno.it/
E se il test all’Arena non sarà superato? «Lo speed skating in quel caso resterà a Baselga di Piné come previsto nel dossier». Ma perché è spuntata l’ipotesi dello speed skating all’Arena? Anche la struttura di Baselga è all’aperto, senza copertura. Il problema è che realizzare la struttura indoor in Trentino costa 70 milioni di euro e sembra che né il Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) né il Comitato olimpico internazionale (Cio) siano disposti a investire una cifra del genere per un impianto che dopo i Giochi sarebbe utilizzato poco o nulla. Da qui il Piano B: pattinaggio di velocità su ghiaccio nella storica Arena milanese o nell’impianto all’aperto di Baselga. Resta però da superare lo scoglio della Federazione internazionale di pattinaggio, irremovibile sulla necessità di gareggiare al chiuso per mantenere costanti le condizioni del ghiaccio. Il pressing di Coni e Cio è già partito.
Chiuso il capitolo Arena civica, la Guaineri fa il punto sugli altri tre impianti milanesi da utilizzare nel 2026: «Il PalaItalia a Santa Giulia (un investimento da 79,3 milioni di euro finanziato da Risanamento Spa, ndr) sarà utilizzato per l’hockey maschile su ghiaccio. Ci sarà un tram che collegherà la stazione ferroviaria al palazzetto». La bonifica del terreno, però, non è ancora partita. Entro il 15 aprile è attesa l’approvazione del Provvedimento autorizzativo unico regionale (Paur) da parte di Palazzo Lombardia ed entro il 30 aprile il progetto operativo di bonifica da parte del Comune.
Per quanto riguarda l’ex Palasharp di Lampugnano, dismesso dal 2012, la Guaineri ricorda che «c’è già stato un bando per la ristrutturazione del palazzetto (investimento privato da 9,4 milioni di euro per trasformarlo nella Milano Hockey Arena, ndr), ma la gara è stato impugnata e annullata dal Tar. L’udienza del Consiglio di Stato è fissata per l’8 giugno 2021. Ma si tratta di un progetto i cui lavori dureranno pochi mesi, quindi non ci sono criticità sui tempi di completamento delle opere». Nel dossier olimpico, però, la data di inizio lavori è indicata nel dicembre 2020 e l’apertura dell’impianto per l’ottobre 2021. Dunque per la nuova Milano Hockey Arena ci sono almeno sei mesi di ritardo sull’iniziale tabella di marcia.
Diverso il discorso per il Villaggio olimpico (113,2 milioni di euro) nell’ex scalo Romana: Coima, che ha acquistato l’area dalle Ferrovie dello Stato insieme a a Prada e Covivio, ha già annunciato che il masterplan del progetto sarà pronto ad aprile. Proprio intorno al Villaggio si installerà la famiglia olimpica, 23.860 persone che verranno a Milano, ci resteranno per più di due mesi e produrranno un indotto importante per la città.
L’ultima nota riguarda il nodo San Siro: la cerimonia di apertura dei Giochi sarà ospitata al Meazza o nel nuovo stadio, sempre che si realizzi? «Nel dossier olimpico abbiamo indicato il Meazza, perché il progetto risale al 2018 – conferma la Guaineri –. Il Cio ha già detto che vecchio o nuovo stadio è indifferente». Nel 2026 l’area di San Siro si potrebbe trovare nella condizione di avere due stadi uno di fianco all’altro: finché il nuovo impianto non sarà pronto, infatti, il Meazza non sarà toccato per consentire a Milan e Inter di continuare a giocare a Milano.