
Floriana Floris, la vittima, e Paolo Riccone, il presunto assassino
Milano – “L’ho uccisa io. L’ho ammazzata a coltellate. È stato un raptus”. Poche parole, ma sono quelle che tolgono ogni dubbio e ribaltano le dichiarazioni date ai carabinieri che lo avevano trovato nel suo appartamento di Incisa Scapaccino, ad Asti, di fianco al corpo senza vita della compagna Floriana Floris.
La rivelazione
Paolo Riccone, 57 anni, si è svegliato dal coma indotto in cui si trovava da venerdì pomeriggio. All'ospedale di Asti, davanti ai carabinieri del Comando provinciale guidati dal tenente colonnello Vittorio Balbo e dal tenente Armando Laviola, al procuratore e al suo difensore, ha ammesso di aver ammazzato lui la 49enne milanese, colpita con 30 coltellate alla gola. Il fascicolo contro ignoti si è trasformato in accusa di omicidio aggravato contro Riccone, trovato dai carabinieri con i polsi tagliati, forse nel tentativo di togliersi la vita.
Una dichiarazione chiara, lucida, concreta, su cui lavorano ancora i carabinieri per formalizzare l’arresto dell’uomo.
Richiesta di esami
Il legale di Riccone ha chiesto perizie psichiatriche per chiarire lo stato mentale del suo assistito al momento dell’omicidio. Le indagini proseguono per fare luce su ogni dettaglio: i carabinieri di Asti hanno setacciato l’appartamento, trovando due coltelli nel luogo del delitto.
Gli accertamenti, svolti anche dai Ris di Parma, dovranno chiarire se l’uomo abbia usato entrambe le armi per accanirsi contro la compagna, trovata due giorni dopo il delitto morta dissanguata nell’appartamento, o se una lama sia stata posizionata in seguito per simularne l’inverosimile suicidio.