GIULIA BONEZZI
Cronaca

Primo maggio, 72 operatori sociosanitari restano a casa

Oss nel limbo: non sono licenziati ma non lavorano

La protesta dei lavoratori sociosanitari precari da anni

Milano, 3 maggio 2019 - Martedì hanno lavorato fino all’ultimo minuto e «timbrato con le lacrime agli occhi», racconta una di loro. Sono andati alla sede della cooperativa dalla quale sono assunti a tempo indeterminato (alcuni da 15 anni), a chiedere i turni, e di fatto dove andare l’indomani. «Nessuno li ha ricevuti, c’erano solo le impiegate. E hanno chiamato le forze dell’ordine», spiega Massimo Preziuso, sindacalista della Cisl Fp di Milano che segue la situazione di 71 operatori socio-sanitari e un assistente sociale della Coopera onlus di Pavia. Paradossale: non sono licenziati ma dal primo maggio – festa dei lavoratori – sono a casa senza sapere che sarà di loro.

Lavoravano in due cliniche private di Milano – 56 alla Casa di cura privata del Policlinico di via Dezza, 17 alla Casa di cura Igea – che da 13 anni hanno un contratto con la coop pavese, dalla quale, tre anni fa, hanno assorbito gli infermieri impegnati nelle due strutture. Un passaggio identico era concordato per Oss e assistente sociale alla scadenza del contratto, il 30 aprile. Lunedì e martedì i lavoratori dovevano andare a firmare in Assolombarda la conciliazione per essere assunti, ma è saltato tutto perché la coop non ha firmato entro venerdì la conciliazione con l’azienda, confermano la Cisl, i lavoratori ed Enrico Schwarz, amministratore delegato del Gruppo iniziative Igea cui appartengono le cliniche.

Il Giorno ha cercato anche i responsabili di Coopera, a ieri sera non ci avevano risposto. «Neanche noi riusciamo a parlarci – spiega un lavoratore-socio –. I soli a comunicare con noi sono stati il direttore generale e la responsabile del Sitra della Dezza». Ma il gruppo si sta affrettando a reclutare altri Oss via agenzie interinali per sostituire i 71 spariti da un giorno all’altro: «Questo ha messo in difficoltà anche noi – spiega l’ad Schwarz –. Ma “internalizzarli” senza conciliazione ci avrebbe esposti a cause da parte della cooperativa». E se anche la coop ora rivedesse la sua decisione «non possiamo tornare indietro su un mancato accordo decaduto». Per l’ad la palla ora è in mano ai sindacati, «che hanno gli strumenti per superare questa situazione».

I sindacati, spiega Preziuso, oggi hanno un incontro con la cooperativa, «almeno per capire la posizione dei lavoratori che ora sono in un limbo: non sono stati licenziati ma non possono lavorare, e hanno solo promesse verbali che saranno pagati». Se li licenziasse, calcola il sindacalista, Coopera dovrebbe liquidar loro, per mancato preavviso, «150 mila euro totali, più altre competenze e i Tfr che sono spariti dagli ultimi Cud». La coop, che negli ultimi mesi ha cambiato presidente, non risulterebbe «in linea» coi versamenti secondo alcuni dipendenti che avevano destinato il Tfr a fondi previdenziali. «E da due anni a noi soci lavoratori vengono trattenuti 50 euro al mese per alimentare il capitale sociale», aggiunge un altro Oss. «Sono bloccati da un accordo saltato all’ultimo, che non aveva coinvolto i sindacati», continua Preziuso. E chiarisce che oggi saranno di nuovo sotto la sede della coop pavese, ma «la prossima settimana ci sarà un presidio alla Dezza. Attiveremo le procedure legali perché il personale sia internalizzato. Sono strutture convenzionate col servizio sanitario regionale, dovrebbero muoversi anche le istituzioni per trovare una soluzione».