
"Per me, sfregiato, è un incubo che ritorna"
"Ogni volta che avviene un’altra aggressione, il dolore ritorna. E io stesso ancora non sono uscito dall’incubo". Danylo Shydlovskyi, sfregiato al volto con un taglierino dalla fronte fino al mento la sera dello scorso 6 agosto in piazza Freud, all’ingresso della stazione Garibaldi, sussulta quando viene a sapere del raid in corso Como che ha avuto come conseguenza il ferimento di due ragazzi, uno dei quali in maniera grave. Diciannovenne ucraino si è trasferito a Milano lo scorso anno per raggiungere la mamma già in Italia e sfuggire alla guerra.
Pure lui era finito tra le grinfie di un branco di nordafricani, al rientro di una gita fuori porta. L’aggressione con la bottiglia e poi con una lama per rubargli il portafoglio, "senza soldi", e il cellulare. "Pensavo di morire dissanguato". Adesso "sono seguito da uno psicologo e ho fatto un primo intervento con il laser. La strada è ancora lunga". A poco a poco, fa sapere, ha anche ripreso a lavorare: "Mi occupo del montaggio di palchi durante eventi, per conto di una cooperativa. Finora non potevo prendere il sole e quindi per me era impossibile ricominciare".
Nelle settimane scorse "avevo provato ancora angoscia, per il pestaggio avvenuto ai danni di un ragazzo di 23 anni, mio connazionale, alla stazione Garibaldi. Io penso che non si faccia abbastanza per garantire la sicurezza. Adesso mi auguro che i due ragazzi feriti ieri possano farcela. La zona di corso Como e di Garibaldi è ancora pericolosa".