Una fabbrica chimica tra le più importanti del Sud Milano e non solo, che nel sito di Melegnano produceva solventi e coloranti, mentre nel distaccamento di Cerro al Lambro e in quello pugliese di Foggia confezionava armi tossiche, ad uso degli eserciti del Fascismo.
La Saronio, industria che prese il nome da quello del suo fondatore Piero Saronio, restò in funzione dal 1924 al 1966 per quanto riguarda il quartier generale di Melegnano; i siti di Cerro al Lambro e Foggia concentrarono invece la produzione di armi nel periodo compreso tra il 1940 e il 1943. Nei tempi d’oro, la fabbrica arrivò ad impiegare un totale di mille lavoratori.
Nonostante la sua attività sia cessata da decenni, la Saronio ha lasciato sul territorio una triste eredità, non solo per i numerosi casi di tumori alla vescica che si sono registrati fra operai ed ex operai, ma anche per i resti delle lavorazioni industriali, ancora in parte presenti nei terreni dove un tempo sorgevano i capannoni. Un esempio? Nel suolo del sito militare di Cerro al Lambro si registra una concentrazione di arsenico e mercurio al di sopra dei livelli standard.
Sono anni che si aspetta che la tematica della Saronio venga indagata a fondo, con l’avvio degli interventi di bonifica, laddove possibile. A Melegnano l’area dove sorgeva la chimica è stata nel frattempo in gran parte edificata e questo rende più difficile l’attività di approfondimento, mentre a Cerro al Lambro si spera che il 2025 sia l’anno della svolta per quanto riguarda lo scandaglio del distaccamento militare, situato nella frazione di Riozzo e ancora contrassegnato da un grande arco con l’aquila fascista.
A.Z.