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Caso Ramy Elgaml, la controperizia della difesa: “L’urto con l’auto dei carabinieri c’è stato e ha fatto cadere lo scooter”

Dopo la perizia della Procura che ha scagionato i militari che stavano inseguendo i due giovani, il consulente della famiglia della vittima rimette tutto in discussione

Caso Ramy Elgaml, la controperizia della difesa: “L’urto con l’auto dei carabinieri c’è stato e ha fatto cadere lo scooter”

Milano, 3 aprile 2025 – L'urto tra l'auto dei carabinieri e lo scooter a bordo del quale viaggiava Ramy Elgaml, il 19enne morto al termine di un inseguimento lo scorso 24 novembre, avvenne non vicino al palo semaforico ma in via Ripamonti, poco prima dell'intersezione quando i due veicoli erano affiancati”. Ci fu dunque un contatto “preliminare” tra la Giulietta e lo scooter. 

Un frame della perizia agli atti dell'inchiesta. Nel riquadro, Ramy Elgaml
Un frame della perizia agli atti dell'inchiesta. Nel riquadro, Ramy Elgaml

È questa la conclusione – elaborata mediante un software – a cui è giunto l'ingegnere Matteo Villaraggia che ha svolto una contro-consulenza per conto dell'avvocata Barbara Indovina, che assiste i familiari del giovane che ha perso la vita, arrivando a conclusioni diverse da quelle raggiunte dal consulente della Procura, Marco Romaniello, nell'ambito dell'indagine. Per quest’ultimo, infatti, non sarebbe avvenuto “alcun urto preliminare” nella zona non coperta dalle telecamere, come ipotizzato nella relazione della polizia locale.

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Per Villaraggia “l'urto tangenziale, di lieve entità, non ha generato nell'immediatezza una caduta del motociclista e del suo passeggero, bensì una variazione di traiettoria (verso sinistra)”. A quel punto la frenata messa in atto da Fares Bouzidi, l'amico 22enne che si trovava alla guida dello scooter, “ha generato una perdita di controllo del motociclo e la successiva caduta”. 

L'inseguimento del 24 novembre 2024, morto Ramy Elgaml
L'inseguimento del 24 novembre 2024, morto Ramy Elgaml

Il consulente immagina cosa sarebbe accaduto se questo urto non ci fosse stato. "Magari se il motociclo non fosse stato urtato dall'autoveicolo Alfa Romeo avrebbe proseguito mediante una traiettoria rettilinea, oltrepassando l'incrocio semaforizzato e proseguendo lungo via Ripamonti”.  Nel suo studio, l'esperto sottolinea la difficoltà di una corretta ricostruzione per il fatto che il palo semaforico, accanto al quale fu trovato senza vita Ramy, non venne sequestrato nell'indagine ed è stato smaltito dall'Amsa, l'azienda dei rifiuti milanese.

L'ispezione del palo avrebbe potuto permettere di capire se vi sia stato un urto tra Ramy e il palo, per indagare il modo in cui Ramy è caduto e se l'auto dei carabinieri avrebbe in ogni caso “sormontato con il sottoscocca anteriore il corpo” del ragazzo. Non è tutto: ispezionando il palo, secondo Villareggia, si sarebbe potuto ottenere un valore di velocità della 'gazzella' più preciso al momento dell'urto (nella perizia depositata dal pm è stata calcolata in 28,50 km/h). Con una velocità diversa si sarebbe potuti arrivare anche a una dinamica differente.