GABRIELE; ALBERTO VIGANÒ
Cronaca

Sicurezza e ricordi in stazione

Gabriele Moroni Cara Vita da pendolare, è da un po’ che non viaggio. Qualche giorno fa, per impegni di lavoro, ho ripreso...

Gabriele

Moroni

Cara Vita da pendolare, è da un po’ che non viaggio. Qualche giorno fa, per impegni di lavoro, ho ripreso il mio Besanino per Milano. Il solito viaggio non in un’ora di punta, pochi passeggeri ma comunque il Besanino soddisfa l’esigenza di mobilità verso Milano e Lecco con un buon comfort e, sì, un po’ di lentezza (ma questo è un vecchio tema). Ma ecco cosa volevo raccontare. All’arrivo a Milano, stazione Garibaldi, ho notato un gruppo o meglio una pattuglia di tre-quattro fra militari e poliziotti che sostavano nell’androne principale, osservando le persone di passaggio. Ero di fretta, non ho dato peso, ma poi, sceso lungo il binario del passante ferroviario, ho incontrato altri due uomini in divisa. Questa volta da vigilantes o addetti alla sicurezza. A fine giornata sono rientrato e tornando in stazione ho rivisto la pattuglia, che non solo osservava ma anche chiedeva documenti ad alcuni presenti. Era da tempo che non si vedeva una presenza così attiva di forze dell’ordine. Tutto bene, sicuramente: vedere un presidio di sicurezza tranquillizza i passeggeri ma ti fa anche pensare a come la nostra società sia cambiata. La stazione è un punto di partenza per un viaggio o per un arrivo da lontano o anche, perché no, un luogo dove darsi appuntamento per un caffè. Peccato, abbiamo perso sicuramente qualcosa...

Alberto Viganò

referente pendolari Besanino

Quello che è andato perduto ha un solo nome: sicurezza. E così siamo arrivati al punto che vedere persone in divisa, controlli che vengono effettuati, documenti che vengono richiesti, da una parte ha un effetto rassicurante, dall’altra induce a riflessioni amare come quella formulata da Alberto Viganò.

mail: gabrielemoroni51@gmail.com