
Il magistrato Ilda Boccassini e Silvio Berlusconi
Milano, 12 giugno 2023 – Ilda Boccassini, Ilda “la rossa“ il magistrato che ha lasciato un segno nella procura di Milano, storica “antagonista“ di Silvio Berlusconi, l’uomo che ha lasciato un segno nella storia d’Italia.
E pure, quest’ultimo, nella storia giudiziaria della procura milanese con i suoi 36 processi, finiti con 13 sentenze di assoluzione – l’ultima in primo grado nel Ruby ter – 10 procedimenti archiviati, 8 prescritti e 2 conclusi per amnistia. Berlusconi l’ha quasi sempre fatta franca, ma è stato uno dei “nemici“ sempre nel mirino di Ilda Boccassini che lo ha reso “protagonista“ involontario nel 2021, anche del suo libro “La stanza numero 30", un diario in cui il magistrato ripercorre la sua carriera giudiziaria, citando Berlusconi per almeno il doppio del numero dei processi che hanno coinvolto il Cavaliere.

La stretta di mano
Neppure quella stretta di mano, con tanto di flash dei fotografi, tra il leader di Forza Italia e la sua antagonista in toga, nel 2012 al processo Ruby, nel quale in primo grado Berlusconi fu condannato a 7 anni per poi portare a casa un’assoluzione definitiva nel 2015, segnò un segno di distensione reale, aldilà della facciata e del sorriso forzato, che Berlusconi “strappò" alla “rossa” rivale con una battuta sui difensori: “Questi avvocati sono tremendi, specialmente quando mandano le parcelle”.
Il libro
Così Boccassini scrive nel suo libro dopo l’assoluzione ottenuta da Berlusconi nel processo sul lodo Mondadori: "Si determinò – scrive Boccassini – la bizzarra circostanza per cui Berlusconi era diventato il convitato di pietra nel processo, a fronte di un quadro accusatorio che lo vedeva protagonista della guerra di Segrate, l’unico soggetto che aveva interesse a ottenere con ogni mezzo il controllo della Mondadori, il creatore dei fondi neri all’estero usati per comprare sentenze”.

Processo Ruby
Così dopo il processo Ruby: “Ho provato rabbia per quel mondo popolato da giovani donne pronte a soddisfare i desideri del "re” per ambizione, denaro e un po’ di visibilità”, scrive Boccassini. Aldilà di tutto, assoluzioni comprese, Berlusconi è sempre stato uno dei grandi bersagli della Boccassini, dura, inflessibile e silenziosa, la si vedeva seduta a una scrivania senza computer, sigaretta sempre accesa, quasi sepolta tra i faldoni dentro la stanza al quarto piano. Porta rigorosamente aperta sul corridoio dove i quattro agenti della scorta, da anni, la sorvegliavano in ogni movimento.