NICOLA PALMA
Cronaca

Taxi: tariffe invariate nel 2025. La rabbia degli autisti

Titolari delle licenze infuriati: “Sforzi non riconosciuti, in particolare gli investimenti sulla sostenibilità dei veicoli”

Clienti in attesa dei taxi in piazza Duomo: una scena purtroppo usuale in città

Clienti in attesa dei taxi in piazza Duomo: una scena purtroppo usuale in città

Milano, 2 aprile 2025 – Nel 2025, le tariffe dei taxi resteranno invariate rispetto al 2024. O meglio, in teoria l’aumento è previsto, ma è talmente trascurabile da non incidere minimamente sulle tratte a prezzo predeterminato (che non subiranno alcun rincaro) e da influire in maniera infinitesimale (uno o due centesimi in più) su sei voci legate a parametri di base e prima progressione delle corse.

Inutile dire che il mancato incremento ha deluso non poco i titolari delle licenze di auto bianche, che già da tempo denunciano la presunta concorrenza sleale dei noleggiatori con conducente e i mancati controlli da parte delle forze dell’ordine. Andiamo per ordine.

Adeguamento tariffario

Giovedì si è tenuta a Palazzo Lombardia la conferenza del bacino aeroportuale lombardo. Dopo aver dato l’ok all’integrazione dei Comuni di Cusano Milanino e Sesto San Giovanni nella “macroarea” che ruota attorno agli scali di Linate, Malpensa e Orio al Serio, l’organismo ha affrontato l’argomento dell’adeguamento tariffario nel 2025.

La base di partenza è un algoritmo che tiene conto di diverse variabili. Si parte dagli indici definiti dall’Istat con riferimento al periodo gennaio 2024-gennaio 2025: quello “generale senza tabacchi” è pari a +1,341%, mentre quello dei “trasporti” è pari a +0,986. L’indice medio equivale, quindi, a +1,164%, che, a valle di un altro calcolo che tiene conto del cosiddetto “maturato” di 0,80, porta il valore finale a quota +0,93%.

Test di affidabilità

A questo numero vanno sommati quelli ricavati dall’indagine “Mystery Client”, la verifica sul campo dell’efficienza delle auto bianche. Tra il 13 novembre e l’8 dicembre, gli ispettori in incognito hanno preso il taxi fingendosi clienti, così da testare gli autisti su sei parametri, tre dei quali determinanti per gli eventuali aumenti.

Partiamo proprio da questi ultimi: nel 98,7% dei casi, i conducenti hanno applicato in maniera corretta il percorso, superando l’asticella fissata in partenza del 98% e guadagnando così un +0,08%; nel 97,9% dei casi, i conducenti hanno acquisito il pagamento della corsa con il pos, a fronte del 90% stabilito e aggiungendo un ulteriore +0,07% alla base dell’algoritmo.

Obiettivo non raggiunto (quindi zero) per la corretta applicazione della tariffa: 96,7% delle corse a fronte di una soglia-limite del 98%. Per quanto riguarda le altre voci, se vanno registrati un lusinghiero 100% alla voce “presenza sulla vettura di dispositivi pos” e un più che positivo 7,9 su 10 nella conoscenza dell’inglese, va allo stesso tempo rilevato il calo sensibile rispetto al 2023 della percentuale di “applicazione della tariffa corretta nelle corse previste a tariffa predeterminata” (dal 97,1% dell’anno precedente al 76,5% del 2024).

E veniamo al cosiddetto “parametro Beta”, che riguarda la qualità del parco macchine: l’85,9% dei veicoli è stato classificato “ecologico” perché a zero o a bassissime emissioni. Tuttavia, in questo caso, il valore aggiunto è stato pari a zero, nonostante il target sia stato centrato. Il motivo? Nel 2024, la Regione ha deciso di recuperare in tre annualità (fino al 2026) il 3% di premialità “Beta” già riconosciuto nel periodo 2018-2022, rispondendo a una richiesta arrivata dall’Autorità di regolazione dei trasporti.

Il risultato finale

L’anno scorso, la decurtazione dell’1% si era fatta sentire solo in parte, visto che un aumento arretrato del 2023 (+3,59%) aveva comunque portato la percentuale di adeguamento delle tariffe al 3,64%. Quest’anno è andata diversamente: la somma di inflazione (0,93%) e parametri (0,15%), +1,08%, è stata praticamente azzerata dal -1%. Così si è arrivati al risultato finale di +0,08%. Nulla o poco più.

Di “decisione paradossale” si parla in una nota dei sindacati, firmata tra gli altri dal presidente del Tam Claudio Severgnini e dal delegato di Unione Artigiani Pietro Gagliardi.

“Con sforzi propri e senza nessun incentivo – si legge ancora –, la categoria ha raggiunto in questi anni un obiettivo eccezionale, con l’85,9% dei veicoli taxi dell’intera flotta ecologici. Questo evidente impegno economico, confermato anche durante il biennio Covid, non è stato minimamente premiato da una Regione che si definisce green e sensibile all’ambiente, ma che poi nei fatti penalizza gli operatori che investono nel loro settore”, l’amara conclusione di Severgnini.