REDAZIONE MILANO

Milano, faida trapper. Simba La Rue ai domiciliari a casa dei genitori: motivi di salute

Arrestato per la rissa con armi da fuoco avvenuta tra il 2 e il 3 luglio in via Alessio di Tocqueville, in predecenza era stato ferito in un agguato. Esce dal carcere per "esigenze relative alle sue condizioni"

Milano, faida trapper. Simba La Rue ai domiciliari a casa dei genitori: motivi di salute

Milano, 14 ottobre 2022 - Mohamed Lamine Saida, il trapper noto come Simba La Rue, arrestato insieme a Baby Gang la scorsa settimana, per la rissa con armi da fuoco avvenuta tra il 2 e il 3 luglio scorso in via Alessio di Tocqueville, può lasciare il carcere: sarà in regime di arresti domiciliari a casa dei genitori in provincia di Como. Sarà dotato di braccialetto elettronico come ulteriore garanzia per scongiurare nuovi guai.

Le motivazioni

Lo ha deciso il giudice di Milano Guido Salvini, secondo il quale "le esigenze relative alle condizioni e al diritto alla salute dell'indagato, tenuto conto anche della sua giovane età, debbano prevalere". Nella faida tra trapper, Simba La Rue è stato ferito in un agguato il 24 giugno scorso a Treviolo, in provincia di Bergamo. Subito sottoposto a intervento chirurgico per una grave lesione al nervo, è stato necessario un altro intervento lo scorso settembre alla gamba, ma "senza una lunga rieducazione, non compatibile con la detenzione carceraria, non può essere raggiunto, nel caso di lesioni di nervi importanti, l'esito riabilitativo sperato sia sul piano motorio sia sul piano sensitivo" sottolinea il gip nel suo provvedimento.

La "riflessione sul disvalore dei comportamenti"

Per una riabilitazione - il giovane cammina ancora con le stampelle - che necessita di centri specializzati, non è immaginabile la vita nel carcere di San Vittore. Oltre ai motivi di salute, si sottolinea come nel corso delle dichiarazioni spontanee rese nell'interrogatorio dell'8 ottobre, il 20enne "ha mostrato un inizio di riflessione sul disvalore dei comportamenti da lui tenuti iniziando in qualche modo, a differenza di altri indagati, dopo la grave esperienza cominciata il 24 giugno, a porsi domande sul suo stile di vita". Ai domiciliari finiscono anche altri due degli 11 arrestati: si tratta del manager Paulo Marilson Da Silva e Alassane Faye.

Silenzio sui motivi dell'aggressione

Nessuno degli arrestati ha negato di essere presente alla rissa armata avvenuta tra il 2 e il 3 luglio scorso in via Alessio di Tocqueville a Milano, che ha portato all'arresto di 11 persone tra cui Simba La Rue e Baby Gang, così confermando la correttezza di quanto ricostruito nell'indagine del pm Francesca Crupi. Ma i motivi dell'aggressione non sono ancora noti. Nel corso degli interrogatori gli indagati, ripresi dalle telecamere presenti nella zona della movida, "pur ammettendo sostanzialmente la loro partecipazione alla rissa, si sono sottratti a ogni domanda e contestazione in merito alla dinamica dell'episodio e ai singoli comportamenti assunti decidendo tutti di rendere solo spontanee dichiarazioni".

Gli accertamenti

Il solo Ndiaga Faye - indicato anche dai filmati come colui che aveva sparato e ferito i due senegalesi - si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Nessun elemento di chiarezza" è emerso in merito all'arma usata quella notte: se quella sequestrata a Simba La Rue nel luglio 2022, quella sequestrata a Baby Gang al momento dell'arresto oppure una terza, tanto è vero "che sono in corso accertamenti tecnico-scientifici di carattere comparativo con i bossoli rinvenuti a terra la notte del 4 luglio".  Per il gip "Non sono nemmeno definite le origini dello scontro in quanto, in alternativa alle motivazioni esposte nell'ordinanza di custodia cautelare, alcuni degli indagati hanno fatto riferimento ad inneschi dello scontro del tutto implausibili".

Le collanine e la foto

Ad esempio, uno dei due senegalesi si sarebbe avvicinato a Baby Gang con l'intenzione di strappargli alcune delle collane d'oro che indossava, "versione che non tiene conto del fatto che in quel momento il senegalese non era nemmeno munito della pistola scacciacani mentre Baby Gang si trovava insieme a molti altri giovani del suo gruppo compresi i 'guardaspalle', circostanza che rende assurda l'ipotesi di una tentata rapina". Un altro indagato fa riferimento alla volontà del senegalese di fotografare Baby Gang, "da questi rifiutata, situazione che non emerge in alcun modo dai fotogrammi".