
Rendering delle residenze Lac, uno dei cantieri fermi dopo le inchieste della Procura
di Andrea GianniMILANOIl Comune incassa la disponibilità della Procura a valutare la definizione di percorsi di "giustizia riparativa" nell’ambito dei procedimenti sulla gestione dell’urbanistica milanese, ma la strada è ancora tutta da definire e sono incerte le modalità di attuazione. Il primo passo sarà valutare se è percorribile giuridicamente, anche perché in Italia non ci sono precedenti che potrebbero essere presi come modello e si creerebbe quindi un "unicum", per poi aprire un ragionamento "caso per caso" sui singoli procedimenti che coinvolgerebbe anche il Tribunale, oltre a Palazzo Marino e ai costruttori coinvolti nelle inchieste sui presunti abusi edilizi. Il procuratore di Milano Marcello Viola e l’aggiunta Tiziana Siciliano ieri hanno incontrato il capo dell’Avvocatura del Comune, Antonello Mandarano, che ha presentato (ancora senza alcun documento scritto) quella proposta illustrata dal sindaco Giuseppe Sala, venerdì scorso, ai rappresentanti delle società coinvolte nelle inchieste. I costruttori, attraverso fideiussioni bancarie, dovrebbero rendersi disponibili a garantire il versamento di eventuali oneri aggiuntivi rispetto a quanto è già stato pagato al Comune in passato, ottenendo così lo sblocco di alcuni cantieri e anche una soluzione agli acquirenti degli appartamenti rimasti nel limbo.
Da parte della Procura è stata espressa una disponibilità a valutare una possibile proposta, nell’interesse della città, affrontando anche il tema dei servizi per i quartieri, anche se la strada non è semplice e potrebbero essere necessarie soluzioni giuridiche "creative" visto che la giustizia riparativa è in genere applicata in casi di reati violenti. Soluzioni che, in ogni caso, non sarebbero un colpo di spugna sui processi. Verrà quindi fissato prossimamente un nuovo incontro per entrare più nel merito delle questioni aperte.
Sempre ragionando caso per caso, alcune aree a disposizione nei cantieri e nei progetti immobiliari, bloccati dalle indagini, potranno essere riconvertite a servizi per la cittadinanza. Anche in Procura si ragiona sul fatto che bisogna evitare danni inutili alla città, tenere conto anche degli acquirenti di quegli immobili nel mirino delle indagini ed evitare il rischio di lasciare cantieri abbandonati per anni. Tutto, però, dovrà passare il vaglio di un giudice nei vari procedimenti. I giudici dovranno decidere sulle proposte di giustizia riparativa di indagati e imputati, i costruttori in particolare (le società non sono imputate ed è un altro tema da risolvere). E dovranno decidere pure su eventuali richieste di archiviazione o proscioglimento o di riconoscimento della tenuità del fatto che arriveranno dai pm. Anche sul fronte del Comune e degli immobiliaristi, però, servirà una manifestazione di consapevolezza dei danni causati, come contestato dalla Procura. "Dall’incontro pm-avvocatura esce esattamente quello che chiediamo noi da mesi – spiega il verde Carlo Monguzzi –. Ora sindaco e giunta, che hanno imposto il Salva Milano al Consiglio comunale e al Parlamento, si scusino e lavorino per risolvere i problemi".