
Giulio Gallera, assessore al Welfare (NewPress)
Milano, 9 ottobre 2018 - A Pavia, denunciano i consiglieri regionali del Partito democratico, chi telefona all’Ats per la vaccinazione dal meningococco B in copagamento si sente rispondere che le agende sono chiuse: non c’è posto fino al 2020. A Milano l’operatore offre uno slot liberatosi per disdetta l’indomani a Gorgonzola, altrimenti se ne riparla tra quindici mesi; raccomanda di richiamare, casomai spuntasse qualche last minute. Il Pd ha presentato un’interrogazione al Pirellone (la prima firmataria è la consigliera Antonella Forattini), chiedendo all’assessore al Welfare Giulio Gallera «se è consapevole di questa grave situazione, quali siano i motivi e che azioni intenda assumere per garantire ai cittadini che lo chiedono la possibilità di vaccinare i propri figli contro il meningococco B in tempi ragionevoli». Senza pagare a prezzo pieno, sottindendono i consiglieri, il più caro degli antimeningococco, che si trova in farmacia, ma a 140 euro a dose, e ne servono due a chi ha più di due anni, più la spesa per la puntura. Il vaccino è gratis in Italia solo per i bimbi nati dal 2017 in poi, anche se non è obbligatorio; ed è richiestissimo anche dagli adulti, per paura dell’alta mortalità della malattia da meningococco (nonostante si manifesti meno di 200 volte l’anno in Italia per tutti i tipi).
Così, dall’inizio del 2017, la Regione Lombardia ha offerto l’antimeningococco «in copagamento», cioè al prezzo al quale lo acquista il servizio sanitario, più 9,95 euro per la somministrazione: così, il B viene in tutto 64,95 euro a dose. Ed è stato assalto, liste d’attesa subito chilometriche e in qualche caso sature anche ora, chiarisce l’assessore Gallera, che oggi risponderà in aula con dati che descrivono una situazione «a macchia di leopardo. La difficoltà è per la carenza di personale: i vincoli nazionali ci impediscono di assumere anche nei centri vaccinali, che sono sovraccaricati anche dall’aumento dell’offerta del nuovo piano vaccinale e dai recuperi legati all’obbligo». La Regione l’anno scorso ha raggiunto un accordo coi sindacati dei pediatri (quelli dei medici di famiglia hanno aderito in alcune province, non qui), che possono vaccinare i loro assistiti (o quelli dei loro soci in cooperativa) con lo sconto. Ma solo su base volontaria: a Milano sono disposti a farlo solo 22 pediatri su circa 140, di cui 9 concentrati in zona 9. Nel Nord Milano (Sesto e Cinisello) lo fanno in 2, e altrettanti a Pavia.