
Dall’inizio dell’anno sono già 11 le donne uccise in diverse regioni Cinque solo dall’8 marzo
Le richieste di archiviazione di procedimenti con al centro reati come violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking sono calate del 10% a Milano, nel confronto fra il 2024 e l’anno precedente. Un dato che viene letto dal presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, come un "segnale positivo" indicativo "della tendenza a credere di più alle donne che denunciano situazioni di violenza". L’anno scorso il 54% delle indagini aperte è sfociato in una richiesta di archiviazione avanzata dal pm titolare del fascicolo, con la rinuncia quindi ad esercitare l’azione penale. Il 46%, invece, è sfociato in una richiesta di rinvio a giudizio dei presunti autori del reato. Nel 2023 il dato sulle archiviazioni era "di dieci punti percentuali" superiore, al 64%, mentre l’aumento delle denunce anno dopo anno significa che sempre più episodi escono dall’ombra e sempre più vittime manifestano fiducia nella giustizia. Uno scenario emerso durante una tavola rotonda a Palazzo di giustizia sulla "tutela penale e civile dei minori nei casi di violenza contro le donne", con il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei, Roia, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano Antonino La Lumia e altri ospiti.
Un dibattito in giornate tragiche, segnate da femminicidi che aprono ancora una volta punti interrogativi sulla prevenzione e sulla risposta giudiziaria. Sono già 11, quest’anno, le donne uccise in diverse parti d’Italia, come le giovanissime universitarie Ilaria Sula e Sara Campanella. Solo dall’8 marzo 5 femminicidi, donne strangolate o accoltellate da compagni, mariti o pretendenti.
"La durata dei procedimenti con al centro reati di genere è un tema che ci sta molto a cuore – ha spiegato Roia – siamo intervenuti con un aumento dei giudici dedicati, da tre a quattro sezioni dibattimentali, e con la specializzazione nella sezione gip/gup". Sollecita la Procura a chiedere "più incidenti probatori", che permettano di “cristallizzare“ la testimonianza della vittima anticipando l’acquisizione e la formazione della prova durante le indagini preliminari, senza attendere l’apertura del processo. "L’incidente probatorio è utile anche per proteggere la donna – osserva Roia – sollevandola dal peso del processo". E, di fronte al largo uso di consulenze tecniche d’ufficio, "la parte valutativa deve tornare a essere del giudice, limitando la medicalizzazione del processo". ll Tribunale di Milano, intanto, sta "aggiornando le linee guida" per l’ascolto e l’acquisizione di testimonianze di minori vittime di violenza o che hanno assistito a violenze in famiglia.