
La musica classica dall’Africa
La loro musica si è insinuata potente nell’intero occidente, tracce silenziose di un mondo che non dobbiamo ignorare. Sono i compositori classici afro-discendenti che dal Settecento a oggi hanno lasciato pagine di musica straordinaria da riscoprire. La collana discografica di musica (anti)classica, fondata da Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro e Francesco Fusaro, ha pubblicato “Black Classical Music”, in uscita oggi. Una selezione di compositori assolutamente da conoscere per capire la nostra storia, non solo musicale; un viaggio che parte dal Settecento con Joseph Bologne Chevalier de Saint-Georges, passa per il tardo Romanticismo di Samuel Coleridge-Taylor e Thomas Wiggins, fa qualche balzo novecentesco grazie a William Grant Still, Robert Nathaniel Dett, John Wesley Work III e Julius Eastman, e si ferma al 2012 di George Walker.
L’idea di questo disco inizia nel 2021, quando gli Esecutori di Metallo su Carta, l’ensemble cameristico legato alla collana, eseguono alcune di queste opere dal vivo al Santeria Social Club di Milano. "Un evento musicale senza precedenti nel nostro paese, un catalizzatore di cambiamento nel modo in cui affrontiamo e abbracciamo la diversità musicale – racconta Gabrielli, compositore e polistrumentista –. Il disco “Black Classical Music” ci ricorda che la storia della musica scritta occidentale è un’entità dinamica e fluida, che supera i confini sociali, storici e geografici".
Maestro Gabrielli chi di voi ha avuto l’idea dell’album?
"Fusaro, musicologo, è sempre stato interessato a scoprire autori lontano dall’epicentro della musica, quando abbiamo proposto questi brani in concerto abbiamo deciso la selezione per il disco".
Perché questi autori sono stati così ignorati?
"La storia della musica non è lineare, ricordiamoci che Vivaldi è stato riscoperto solo negli anni ’50. Forse è stata la stessa sorte di alcuni autori del nostro album, alcuni furono dimenticati per il colore della pelle, altri sono stati legati al periodo storico-economico del loro paese; la fiorente Germania investì molto nei suoi musicisti e questi progredirono. Il compositore-violinista Bologne Chevalier fu perseguitato dalla malasorte, aristocratico, tra i primi compositori di ascendenza africana in Europa, subì l’oblio dopo la rivoluzione francese".
Quale è stato il primo brano musicale che vi ha convinto a continuare la ricerca?
"Direi “Clarinet Quintet in F sharp minor, Op. 10” scritto nel 1895 di Samuel Coleridge-Taylor (1875-1912) ricordo l’entusiasmo del pubblico quando l’abbiamo suonato la prima volta. Il Quintetto s’inserisce in un repertorio tardo romantico dall’impianto profondamente brahmsiano, è un brano che rappresenta quelle declinazioni in un ambiente diverso da quello tedesco, l’autore è inglese".
Come vi siete conosciuti?
"Ci siamo ritrovati per creare una nostra etichetta discografica, la “40”, ma ci conoscevamo dagli anni del Conservatorio, da primi concerti".