ANDREA SPINELLI
Cultura e Spettacoli

Colapesce e Di Martino: "Cantiamo chi si ama. Comunque"

Presentano l’album “I mortali”. Nel disco il brano “Luna araba” con Carmen Consoli

Da sinistra Lorenzo Urciullo (Colapesce) e Antonio Di Martino

Milano, 4 giugno 2020 - Colapescedimartino , tutto attaccato, tutto d’un fiato. Un po’ come queste dieci canzoni che da domani mettono assieme, nel nuovo album “I mortali”, una delle coppie autorali più accreditate della nuova scena cantautorale italiana. E basta ruotare la sintonia della radio per averne la conferma, con Lorenzo “Colapesce” Urciullo e Antonio Di Martino affiancati da Carmen Consoli tra i riflessi argentati sull’ “acqua trasparente” della loro luna (araba). “I mortali” è un po’ il “dia de los muertos” della coppia siciliana, una celebrazione della vita attraverso la coscienza della sua temporaneità. "È un disco che colleziona tante sfumature dell’essere umano", spiega Di Martino. "Il titolo non l’avevamo premeditato ed è arrivato alla fineprima che il Coronavirus arrivasse a cambiarci la vita. C’è molta adolescenza, penso ai ricordi lasciati in brani come “Majorana”, “L’ultimo giorno”, “Adolescenza nera”, collezionando ingenuità, aspettative, aspirazioni di quando avevamo la vita ancora tutta davanti".

“Il prossimo semestre” sembra puntare un po’ il dito sull’omologazione imperante nelle cose della musica. Colapesce: "È una sorta di meta-canzone in cui collezioniamo alcuni cliché che girano nel mondo dell’‘autorato (“vai sul sicuro, scrivi una canzone d’amore ”, “trasferisciti a Milano”, “ci vuole una hit, una mina”); noi due la intendiamo come una prosecuzione de “Il merlo” di Piero Ciampi, in cui l’uccello suggerisce all’autore una melodia da offrire all’editore per provare a sbarcare il lunario”.

Una musica può fare? Colapesce: "Penso che la canzone non debba essere giudicante, schierata, ma attingere alla tridimensionalità e a quel non detto che caratterizza spesso la poesia". Di Martino: "Più che raccontare il mondo così come lo vorremmo, la canzone dovrebbe dare all’ascoltatore una prospettiva. Raccontare storie".

“Rosa e Olindo” irrompe nella cronaca, parlando di “due cuori e una condanna”. Di Martino: "Volevamo scrivere una canzone d’amore universale, raccontando la storia di due che si amano a prescindere dal contesto in cui si trovano. Quando ho letto che Olindo Romano aveva chiesto una “cella matrimoniale” per continuare a vivere con la sua Rosa nonostante l’ergastolo, abbiamo pensato che davvero l’amore puo’ avere mille facce".

Diversi hanno fatto riferimento alla vicenda nelle loro canzoni basta pensare a Myss Keta, Immanuel Casto, Ernia. Colapesce: "Pure i criminali hanno dei sentimenti… e a noi interessavano quelli".