ALESSANDRA ZANARDI
Cultura e Spettacoli

Guido Oldani, la poesia ci salverà: “La natura è in minoranza ma ricordiamoci di Dante”

Appena insignito del Premio Montale, è il fondatore del Realismo terminale. “Si avvera quanto prefigurato: oggi le metropoli sono pandemie abitative”

Guido Oldani, 78 anni il 2 maggio. Il Realismo terminale vuole essere la rappresentazione critica e ironica della civiltà globalizzata

Guido Oldani, 78 anni il 2 maggio. Il Realismo terminale vuole essere la rappresentazione critica e ironica della civiltà globalizzata

MELEGNANO (Milano)

Un’era virtuale, dove la natura soccombe allo strapotere degli oggetti. Ma anche in tempi di materialismo e digitalizzazione esasperata, il linguaggio e la poesia possono avere un potere salvifico. Ne è convinto Guido Oldani, classe 1947, poeta melegnanese fondatore del Realismo terminale, un movimento letterario e artistico internazionale, nato nel 2010 e aperto alle varie forme espressive (arti visive, musica, teatro e danza), che ambisce a essere la rappresentazione critica e ironica della civiltà globalizzata degli anni Duemila. L’altro giorno, all’università Cattolica di Milano, Oldani ha ricevuto il premio “Montale – Fuori di casa”, giunto alla 29esima edizione e pensato per valorizzare i poeti contemporanei.

Dagli studi all’istituto tecnico di Lodi alla sperimentazione sul linguaggio. Perché ha deciso di dedicarrsi alla poesia?

Ho svolto anche altri mestieri, ma mi sembrava sempre che mancasse qualcosa. Nella poesia ho trovato pienezza e appagamento. Decisivo l’incontro con Giovanni Raboni.

Che ruolo ha oggi la poesia?

Da anni assistiamo a un ingessamento, la ricerca sul linguaggio è ferma. Eppure, la salvezza del pensiero sta nella poesia. Bisognerebbe parlarne di più, a partire dalle scuole. L’autore più attuale? Dante. Il verso “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” è il trionfo dell’uomo sulla bestialità”.

Nel 2021 è stata avanzata la sua candidatura al Nobel per la letteratura. Accarezza ancora quel sogno?

“Oggi i tempi sono cambiati. Il mondo è spaccato: ciò che ha valore per l’Occidente può non significare nulla per l’Oriente, e viceversa. Bisogna ritrovare compattezza. A Pasqua sarò in Cina e da lì mi collegherò a un evento culturale in programma nella mia città, Melegnano: un modo, ancorché simbolico, per gettare un ponte”.

Quindici anni di Realismo terminale, a che punto siamo?

“Stanno giungendo a compimento processi che il movimento ha contribuito a descrivere, come l’“accatastamento di popoli” nelle metropoli, diventate tanto straripanti di persone da essere delle “pandemie abitative”. I problemi di sicurezza ne sono un riflesso”.

Cosa pensa di Milano?

“Dal caos finanziario a quello viabilistico, è una città difficile. Ma è anche la città che, col premio Montale, ha saputo riconoscere il valore del Realismo terminale. È il segno che ci sono ancora dei pensatori in grado di produrre cultura”.

Cos’è la similitudine rovesciata?

“Oggi la natura è diventata azionista di minoranza, sono gli oggetti ad aver preso il sopravvento. La similitudine rovesciata descrive questo fenomeno. Un tempo avremmo detto che un aeroplano somiglia a un gabbiano, oggi è l’opposto: si direbbe che un gabbiano somiglia a un aeroplano”.

Qual è il suo legame con la natura?

“Sono nato lungo un’ansa del Lambro, l’acqua ha fatto parte del mio vissuto sin da bambino quando, con le piene del fiume, periodicamente la cantina di casa si allagava. Mi divertivo come un matto, incurante del potenziale pericolo. Ancora oggi cerco la pace lungo il fiume, questa volta il Po. Mi ci reco spesso con un gruppo di amici, nel tratto lodigiano. È una sorta di finis terrae, dove puoi camminare per chilometri senza incrociare un’automobile”.

E Melegnano?

“Lì mi conoscono un po’ tutti. È la città del Perdono (nel 1563 Pio IV concesse ai melegnanesi l’indulgenza dai peccati, ndr). Sul selciato di piazza Garibaldi il Comune ha fatto incidere una mia poesia dedicata a questo tema, sette versi dal titolo “Chi perdona”.

È credente?

“Sì. La spiritualità è saper riconoscere che la vita mi ha dato esattamente quello che avrei voluto”.

Ha fiducia nei giovani?

“Tutti dobbiamo averne. Do lezioni d’italiano a un bambino di origine egiziana. Spero che da grande faccia lo scrittore”.