GRAZIA LISSI
Cultura e Spettacoli

Navrin Turnbull debutta alla Scala: “La danza supera i limiti delle parole”

Il ballerino australiano sarà protagonista di Peer Gynt: “Amo la vivacità di Milano e la vostra lingua”

Navrin Turnbull durante le prove di Peer Gynt, in scena dall’8 aprile

Navrin Turnbull durante le prove di Peer Gynt, in scena dall’8 aprile

Navrin chi è, per lei, Peer Gynt?

“Mi sono avvicinato al protagonista leggendo il testo, poi la Scala ci ha fornito alcune tracce, sintesi del poema drammatico. Lo stesso Clug nel raccontarcelo è stato esaustivo, entrando nei dettagli dei tanti personaggi che animano la storia; insieme abbiamo lavorato alle relazioni che il protagonista intreccia nel corso del suo lungo viaggio. Il mio Peer Gynt è un uomo curioso, egoista ed egocentrico, ma voglio dimostrare la sua capacità di cambiare in base situazioni che vive. Pur essendo concentrato su sé stesso alla morte della madre soffre, si dispera”.

Lei è solare e positivo, come riesce a calarsi nella parte?

“È il mio lavoro anche se, differenza di Peer, cerco sempre di essere onesto con chiunque, in scena e fuori. Sono una persona leale e sensibile, il palcoscenico mi aiuta a esprimere la mia sensibilità, con il corpo riesco a comunicare i miei stati d’animo. Nella vita di tutti giorni fatico a comunicare i miei sentimenti, spesso mi mancano le parole esatte. Questo non mi intimidisce. So che da ogni incontro, ogni persona posso imparare qualcosa di nuovo, anche da quelle che ritengo antipatiche o poco interessanti”.

Dopo Solitude Sometimes di Kratz è di nuovo protagonista di un balletto contemporaneo.

“Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia domina la nostra vita; ogni giorno i social ti propongono qualcuno, qualcosa di nuovo. Tutto avviene rapidamente. Un ballerino deve capire il linguaggio del mondo in cui vive e interagire con esso, per questo amo la danza contemporanea”.

Perché ha lasciato l’Australia?

“A 16 anni mi sono trasferito a Stoccarda per perfezionarmi alla John Cranko Schule. Mi sono separato dagli affetti più cari, dal mio Paese, dalla mia lingua. Non dimenticherò mai il saluto di mia madre all’aeroporto e quello di mio padre che, dopo avermi accompagnato in Germania, è dovuto ripartire. Sono ricordi indelebili. Oggi i miei sono fieri di me, ma so che quel periodo è stato durissimo anche per loro. Ero giovanissimo non completamente cosciente, all’inizio mi sono fatto stordire dalle novità, la solitudine è arrivata dopo pochi mesi”.

Cosa le ha insegnato la scuola di Cranko?

“La disciplina, ha raffinato la mia tecnica. Mi ha dato le regole per lavorare bene in compagnia”.

Al suo arrivo come si è trovato con i colleghi scaligeri?

“Sono entrato nel Corpo di ballo come solista e straniero. Vedevo gli occhi di tutti puntati su di me, ho cercato di far capire che ero al livello della nomina. E cerco sempre più di migliorare”.

Fra le città in cui ha vissuto quale l’ha maggiormente accolta?

“Milano, è dinamica, vivace, in perenne cambiamento. Adoro la vostra lingua, è bellissima, ho iniziato a studiarla quando lavoravo a Vienna, prima ancora di trasferirmi. Oggi la parlo tutto il giorno con amici e colleghi”.