
Lo stadio Giuseppe Meazza di San Siro
Milano, 29 marzo 2019
DOMANDA
Abbattere San Siro? Dai, non scherziamo. QUi non si tratta di fare gli strenui difensori dei ricordi, delle imprese che ogni tifoso milanista o interista ha vissuto in quello stadio. Si tratta anche di mettere sul piatto un ruolo strategico che l’impianto ha avuto negli anni per i grandi concerti ospitati. Non c’è pari spazio in città per eventi musicali di rilievo. Il nuovo impianto andrà benissimo per le esigenze delle società e il loro business, ma senza San Siro Milano sarà più povera, al di là dei ricordi calcistici. Flavio, Milano
RISPOSTA
Ne ha vissute e viste talmente tante che manco si scompone. San Siro è lì, monolitico, a ricordare la sua storia. Se si guarda una sbiadita cartolina in bianco e nero degli anni Cinquanta non sembra neppure lui. Quanto è cambiato negli anni, e ogni sovrastruttura aggiunta è ormai un tassello di storia fissato nel cemento. Fino al terzo anello e a tanti recenti aggiustamenti che hanno cercato di mantenere al passo coi tempi quella che è definita “La Scala” del calcio. Il rischio è che sistemarla costi troppo e non è scandaloso che le società possano aver pensato di costruire uno stadio nuovo e più funzionale con tutti gli spazi necessari per fare anche business. Il fatto è che al di là degli aspetti legati al calcio, San Siro è ormai un brand anche nel mondo della musica, quindi nel bene e nel male ha una polifunzionalità che è unica. L’idea di Moratti di due impianti che coesistano è suggestiva, magari con il vero San Siro senza l’inutile terzo anello e riportato a una dimensione più d’antan. Business e cuore questa volta devono coesistere.