
Simone Inzaghi attende una chiamata
Glielo aveva promesso il presidente Steven Zhang in persona lo scorso 17 maggio subito dopo la vittoria sul Milan nella semifinale di Champions League, ma a distanza di quasi due mesi non c’è traccia del rinnovo contrattuale di Simone Inzaghi, che oggi (e la cosa non succedeva dall’era Mancini 2004-2008) ha cominciato la sua terza stagione di fila con l’Inter con accordo in scadenza il 30 giugno del 2024.
La qual cosa non è stata ben “digerita” dall’allenatore, che giustamente nelle sedi opportune rivendica (lo ha fatto anche negli ultimi giorni) ciò che ritiene di meritare al di là delle parole (magari dette in un momento d’eccessiva euforia) dal numero uno nerazzurro. A dire il vero anche il suo agente Tullio Tinti nelle settimane scorse si era fatto sentire, ribadendo che sarebbe doveroso gratificare il suo assistito.
Ma per ora si va avanti così e la riconferma potrebbe arrivare solo a stagione iniziata e comunque entro Natale. Il tecnico "incassa" e, almeno in pubblico, sembra carico a dispetto di quella promessa non ancora mantenuta dal club di Suning.
"La società sa bene il mio pensiero perché ne abbiamo parlato, ora a me preme il campo", il suo ultimo telegramma durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione. Perché ha già ben chiaro l’obiettivo futuro, ovvero la seconda stella. Detto che l’allenatore piacentino ha estimatori anche all’estero grazie all’exploit in Champions League, la telenovela sul rinnovo potrebbe comunque agitare i sonni dell’allenatore nelle prossime settimane. Se in primavera, con i troppi alti e bassi fra campionato e coppe, la dirigenza non considerava una priorità allungare il vincolo, adesso la situazione è cambiata alla luce dei risultati ottenuti (2 trofei portati a casa, la finale di Champions League, il piazzamento fra le prime 4 in serie A e oltre 100 milioni di incassi garantiti solo come premi dell’Uefa).
Inzaghi proprio non vuole iniziare il 2023-24 col contratto in scadenza (e ancora sotto esame) perché lavorare con una “big“ in certe condizioni è complicato. Zhang, Marotta e Ausilio lo sanno benissimo.