
Milan-Inter, partita di Coppa Italia
Milano – Rinvio pieno alla gara di ritorno. Tra le folate del Milan a sinistra, e la crescente pressione nerazzurra della ripresa, è Inter solo ai punti per un 1-1 che non arriccia nasi, e arriva da una somma di giocate individuali e lunghe fasi di pressione di squadra. Abraham prima, Calhanoglu poi: ci si rivede il 23 aprile.
Si vive di momenti. L’Inter è pericolosa sui calci da fermo grazie ad un maggiore peso, una migliore organizzazione, i piedi buoni di chi va a calciare. Il Milan ha quel senso di assedio sia sui piazzati che da calcio d’angolo, e a destra Jimenez non riesce a garantire quell’equilibrio che toccava a Musah durante la gestione Fonseca.
Non a caso, l’unica ripartenza che porta all’occasione di Frattesi nasce proprio dalle sue zone, con Carlos Augusto ad imbeccare Turam in profondità. Qui il numero 16 cerca di piazzarla di testa aiutandosi con la presenza dell’uomo davanti, ma offre l’occasione a Maignan per respingere ed allontanare il pallone, cosa che non sarebbe avvenuta piazzandola sul secondo palo.
E il Milan? Sceglie di non aggredire alto, gioca 4-4-2 in fase di non possesso, e sfrutta la sinistra dove Leao e Theo trovano un Darmian tutt’altro che irreprensibile come con l’Udinese domenica sera. Scelta obbligata per Inzaghi, Dumfries non è disponibile, ma vere praterie aperte con Reijnders molto più ispirato basso al fianco di Fofana che sulla trequarti. Il portoghese impegna Martinez di sinistra, l’olandese giganteggia palla al piede e ha il solo torto di offrire una palla troppo profonda a Abraham davanti al portiere nerazzurro. Mettere pressione è la soluzione, non a caso vantaggio rossonero e pareggio nerazzurro nascono da un lungo possesso.
Nel primo caso Thuram interviene male al limite ispirando il meraviglioso movimento di Abraham. Nel secondo la difesa del Milan perde posizione e copre la visuale a Maignan sul collo pieno a rimorchio di Calhanoglu. E' un colpaccio non da poco per la squadra di Simone Inzaghi, perché si inserisce in una situazione di gara molto favorevole agli avversari, ben più abili negli uno contro uno in campo aperto, ma un po' traditi da Pulisic, positivo solo nell'aprire spazi per gli inserimenti di Reijnders (che gioca alla grande, ma sbaglia dopo l'1-0 i tempi per la verticalizzazione a Leao), non certo in fase di fraseggio e proposta.
Con Sottil e successivamente Joao Felix poco cambia (anzi, il portoghese è nocivo in copertura e in possesso), il Milan monodimensionale a sinistra non ha vita lunga, la ripresa diventa inesorabilmente terreno di caccia per l'Inter che con Zalewski ha maggiore profondità, emergono differenze di rosa dove Conceição per una volta azzecca la formazione iniziale, ma non ha alternative, mentre Simone Inzaghi può ricostruire con Mkhitaryan il trio di mediana che sta facendo da tempo tremare tutta Europa. Davanti manca solo lucidità, e Correa si conferma un corpo estraneo: tutto rinviato alla gara di ritorno. E con la Champions di mezzo, chissà che Inter sarà.
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