
La verde Brianza diventa maglia nera del cemento
Monza, 7 agosto 2018 - Un primato che nessuno vorrebbe avere, quello del cemento. Con il 40,92% di territorio consumato, Monza e Brianza si conferma la provincia con la percentuale di suolo artificiale più alta d’Italia. Un tempo era la verde Brianza. Ora, in un solo anno, tra il 2016 e il 2017, ha bruciato 35 ettari di verde, staccando di parecchi punti province congestionate come quelle di Napoli (34%) e Milano (32%).
Lo dice il rapporto 2018 (relativo all’anno 2017) dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che fotografa una situazione disastrosa. Se in questi anni c’è stato un rallentamento, complice la crisi nel mercato edilizio, sono bastati i primi sintomi di una ripresa per riaprire la corsa ai cantieri. Maglia nera della provincia più costruita d’Italia è Lissone, con il 71,31% di territorio occupato. Non va molto meglio a Muggiò con il 61,16 , mentre Nova Milanese si ferma al 59,86 e Villasanta, a ridosso del Parco cintato più grande d’Europa, segna 57,65%. Il peggio è al centro e a ovest, mentre a est, ai confini con la Bergamasca, si contano diverse isole felici come Cornate d’Adda (18,81%, Sulbiate (22%), Ornago (24%).
La situazione sembra destinata a peggiorare: gli ambientalisti lanciano l’allarme. «Per Monza e Brianza i dati sono destinati ad altri sicuri incrementi sul 2018 poiché proprio in questo anno sono pervenute agli uffici provinciali e all’osservatorio istituzionale richieste di avvio di procedimenti di comuni che continuano a prevedere aree di espansione urbanistica su superfici libere definite nel Piano territoriale di coordinamento provinciale come ambiti d’interesse provinciale, rete verde e addirittura in alcuni casi negli ambiti agricoli strategici», spiega Alberto Colombo, del coordinamento dei 15 gruppi ambientalisti rappresentati nell’osservatorio. «Molte amministrazioni, con trasversalità politica, continuano ciecamente a prendere decisioni che compromettono in modo irreversibile l’ambiente e il territorio – prosegue Colombo –. Si continuano a perdere superfici libere o verdi e questo accade nonostante la Brianza sia costellata di abitazioni vuote e di aree dismesse inutilizzate. E lo strumento di pianificazione sovraccomunale provinciale consente comunque altri nuovi insediamenti».
Non la pensa così il presidente della Provincia Roberto Invernizzi: «Il nostro Ptcp è stato costruito partendo da una certezza: il suolo in Brianza è un elemento finito che deve essere salvaguardato per il bene di tutto il territorio. Gli ultimi dati non sono una sorpresa considerando il punto di partenza, ma dimostrano che nonostante gli strumenti messi già in campo c’è ancora tanto da fare per invertire questa pericolosa tendenza: bisogna applicare con il massimo rigore tutte le misure già previste. I sindaci della Brianza, consapevoli di questa emergenza – conclude Invernizzi – già stanno adottando misure capaci di privilegiare il recupero e la valorizzazione dell’edificato già esistente che può avere una nuova destinazione».